«Stiamo facendo una cosa ovvia: mettiamo i mafiosi in condizioni di non nuocere». Alberto Balboni, senatore ferrarese, avvocato, ha preso il posto di Andrea Delmastro come sottosegretario alla Giustizia con la delega sulle carceri. E appena due mesi dopo ha dato il via all’operazione Argus, il più vasto trasferimento di detenuti al 41bis dai tempi di Dalla Chiesa: 128 detenuti prelevati da tutt’Italia e trasferiti a Vigevano, destinato a diventare uno dei sette carceri specializzati nel trattamento di massima sicurezza. «Il progetto - spiega - era nato con Delmastro e io lo condivido pienamente. Oggi mafiosi e terroristi al 41 bis sono sparsi in dodici istituti. Concentrarli in sette, sotto la vigilanza esclusiva dei Gom, il reparto speciale della polizia penitenziaria, serve a impedire nel modo più assoluto i contatti che in un carcere promiscuo sono inevitabili, rende più facile sorvegliare il personale che per un motivo o l’altro entra in contatto con i detenuti. L’obiettivo è spezzare le comunicazioni, la possibilità di trasmettere ordini. L’operazione Vigevano è riuscitissima, entro settembre faremo la stessa cosa su Cagliari che è stato costruito apposta per il 41 bis. Poi verrà Alessandria, e entro fine anno completeremo il programma».
Per avere detto che «ai mafiosi bisogna impedire di respirare» il suo predecessore è stato assai criticato.
«E invece il messaggio deve essere quello, in senso metaforico ovviamente. Delmastro è ancora sotto scorta perché per il suo lavoro sul 41bis ci sono mafiosi che lo vogliono ammazzare. Mi onoro di proseguire il lavoro avviato da lui per mettere i boss in condizioni di non nuocere. Voglio ricordare agli smemorati che, all’inizio della legislatura, a sinistra sull’onda del caso Cospito c’era chi voleva mettere in discussione il 41 bis, che è uno strumento fondamentale al punto che vengono a studiarlo da mezzo mondo, perfino dal Messico».
Non c’è solo il 41bis. Ci sono carceri dove di norma entrano i telefoni. Il procuratore De Lucia dice che lo Stato non controlla la situazione.
«Problemi di permeabilità ce ne sono purtroppo. I telefonini sono ormai miniaturizzati, li infilano da tutte le parti, hanno preso una donna che al colloquio lo passava con un bacio al suo compagno. Sui telefonini stiamo facendo una cosa importantissima, stiamo sperimentando in alcune carceri un sistema per inibire ogni comunicazione, ogni trasmissione dati. È un sistema costoso, non si può fare nelle 196 carceri italiane ma in quelle più a rischio come Napoli, Palermo, Milano e Roma sì. Lo stiamo sperimentando, sta dando buoni risultati, vogliamo essere sicuri che funzioni al 100 per 100. Poi potranno fare entrare tutti i telefonini del mondo ma se non c’è campo non se ne fanno niente. Contemporaneamente stiamo attuando un programma per dotare tutte le carceri di meccanismi elettronici e fisici per impedire di entrare ai droni, che oltre ai telefoni portano armi, droga, di tutto. Stiamo dotando le carceri di banalissime reti che impediscano al drone di entrare e di sistemi elettronici per farlo cascare. Abbiamo ereditato dalla sinistra una situazione drammatica ma noi stiamo prendendo il controllo delle carceri, è chi ci ha preceduto che lo avevano perso».
Intanto Delmastro è alle prese con le polemiche sulle sue chat che la Procura di Roma vuole acquisire.
«Nel ’23 la Consulta ha stabilito che le chat sono corrispondenza. Nel suo caso la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha applicato gli stessi criteri adottati nel 2024 per i casi Renzi, Bonifacio, Lotti, Boschi, che a differenza di Delmastro erano indagati, e sottolineo indagati, e le cui chat vennero dichiarate inutilizzabili perché tutelate dalla Costituzione. La Giunta adesso non fa altro che seguire lo stesso precedente applicato al quegli esponenti del Pd. Non è che le regole possono cambiare a seconda del colore degli interessati, no? Dopodiché Delmastro, a differenza di Renzi & C. ha mandato le chat alla Procura con una pec. Cosa altro si pretende?»
