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Magistratura

Paladino e l’hotel indebitato. Ma il Fisco non si è mosso

L’ex premier cerca ancora di salvare il Plaza del padre della compagna. C’è un acquirente. A mediare sarà l’uomo di Trump

Nuovi guai per Lady Conte. L'ombra del tribunale sull'hotel in liquidazione

Ma dove lo trovi un genero così? Se alla fine Cesare Paladino, imprenditore romano, riuscirà a concludere la sua carriera senza altre grane, un «grazie» dovrà dirlo anche all’uomo che da anni è al fianco di sua figlia Olivia. È Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio. Già per tre volte, quando era a Palazzo Chigi, Conte emanò provvedimenti che consentirono al vecchio Paladino di trarsi fuori da impicci.

E ora starebbe per fare il colpo da maestro. Trovare, grazie ai suoi rapporti internazionali, un acquirente per il bene più prezioso ancora in mano alla famiglia della sua compagna: il Grand Hotel Plaza di via del Corso, vecchio albergo di smalto un po’ appannato ma pieno di fascino.

Trovare un acquirente per l’hotel è l’unico modo per consentire alle società dei Paladino di venire liquidate evitando la bancarotta e le conseguenze penali: che si riverserebbero non su papà Cesare ma direttamente su sua figlia Olivia, che dall’anno scorso compare come liquidatrice del giro di società che controllano i beni di casa.

A raccontare del ruolo di Conte nelle trattative è ieri Giacomo Amadori sul quotidiano Libero che intervista il possibile mediatore dell’operazione: Paolo Zampolli, imprenditore italo-americano specializzato in affari immobiliari, e per questo in buoni rapporti con il presidente statunitense Donald Trump. Zampolli prima tentenna, poi ammette che i sondaggi che salverebbero lady Conte sono in corso. Si parla di cifre tra i 300 e i 325 milioni di euro (un affare per un hotel che, da quanto risulta al Giornale, ha un valore di mercato intorno ai 220 milioni). Un’iniezione di liquidità che consentirebbe ai Paladino di chiudere le società soddisfacendo tutti i creditori, e rimanendo con in mano un cospicuo gruzzolo. Addio all’hotel ma anche alle rogne quotidiane, alle cause dei fornitori non pagati, alle vertenze sindacali, ai contenziosi col fisco che hanno segnato gli ultimi anni della gestione: con la conseguenza che un giorno gli ufficiali giudiziari dell’Agenzia delle entrate andarono a bussare nella casa di via Quattro Fontane dove vivono l’ex premier e la sua compagna notificando una cartella esattoriale. I debiti con il fisco italiano assommerebbero a 29 milioni di euro. Zampolli dice che il fisco è un «creditore non ostile», ci sarebbero stati «accordi, rottamazioni, rateizzazioni».

Ma davvero le cose stanno così? È certo che alcuni anni fa Cesare Paladino ottenne una dilazione dei pagamenti dovuti all’erario. Si tratta della «rottamazione ter» varata dal primo governo Conte. Paladino ottenne l’accesso, ma poi non rispettò le rate. Così il debito è tornato a crescere. Ci sono stati altri accordi? L’Agenzia delle entrate non fornisce dettagli. Vista la fragilità della situazione contabile ci sarebbe da immaginare che l’Agenzia abbia fatto valere i suoi crediti e che possa avanzare istanza di fallimento.

La rottamazione non è l’unico provvedimento dei governi Conte di cui ha beneficiato la famiglia acquisita del premier: col decreto Rilancio del 2020 i Paladino rivalutarono gli asset ed evitarono il crac, poi una «norma autentica» depenalizzò l’evasione della tassa di soggiorno, che il padre di Olivia si era intascato, venendo condannato penalmente. Tutte queste ciambelle non sono bastate a salvare il Plaza. Così ora, grazie a Giuseppi, entra in scena l’acquirente.

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