Non solo Valter Lavitola, ma lo stesso Sigfrido Ranucci in Commissione Antimafia ha ammesso di non essere soddisfatto del livello di protezione che lo Stato italiano gli garantiva. Su questa coincidenza si accende un faro: è solo casualità che il conduttore abbia fatto questa richiesta che sembra corrispondere alla linea difensiva del mandante? Il potenziamento della scorta come movente dell’attentato del 16 ottobre scorso contro il giornalista di Report, è stata la versione fornita da Lavitola, mandante dell’azione, nel corso dell’interrogatorio di garanzia del 12 agosto. Ma si tratta di una pista, che non ha certo convinto gli inquirenti. Anche se è difficile non considerare un indizio come la linea difensiva del faccendiere coincida con una deposizione resa a novembre dal giornalista. Il Giornale è in grado di rivelare un verbale in cui Ranucci mette agli atti dell’Antimafia la sua richiesta di aver maggio protezione. È il 4 novembre 2025, Ranucci è in audizione in commissione e chiede di secretare una parte delle sue risposte. Parla dell’attentato appena ricevuto e del livello di protezione: «In questo momento ho l’esercito davanti casa e un’auto blindata. Devo registrare un’anomalia, di cui non mi sono mai lamentato. Trovo anomalo che mi sia stata assegnata una scorta di quarto livello, di fronte a un progetto di omicidio e non semplicemente una minaccia di morte. Essendo un progetto di omicidio più corposo. Ma questo lascia il tempo che trova. Ringrazio comunque lo Stato di avermi consentito di continuare a fare il mio lavoro». La sua scorta è un’anomalia, le stesse parole usate da Lavitola.
La richiesta di maggior protezione, contenuta nella parte secretata dell’Antimafia, che poi girerà il documento al capo della Procura di Roma, Francesco Lo Voi, troverebbe solo per pura coincidenza riscontro nel movente dell’attentato che il mandante ha ammesso davanti al Gip Iole Moricca e al pm Edoardo De Santis. La bomba serviva ad aumentare la scorta per Ranucci. Dopo la bomba, Ranucci va in commissione Antimafia e chiede maggior protezione. Anche se è bene ricordare che gli inquirenti nutrono forti dubbi sulla versione di Lavitola. Tant’è che l’ex direttore dell’Avanti, che oggi incontrerà il suo legale Arturo Cola nel carcere di Rebibbia, potrebbe chiedere di essere riascoltato dai magistrati. Ma c’è un punto che i magistrati proveranno a chiarire. Lavitola era a conoscenza della richiesta di Ranucci di aver una scorta più solida? E soprattutto che questa richiesta fosse stata consegnata nel novembre alla commissione Antimafia? Ad aprire il fronte dell’insoddisfazione di Ranucci per il livello di protezione è stato ieri il legale di Lavitola, Sergio Cola che fa sapere di aver pronta una memoria difensiva da consegnare ai magistrati. Tra questi documenti figurerebbe un articolo di un quotidiano, con una data antecedente all’attentato, nel quale Ranucci denunciava il livello basso di protezione assegnatogli. «Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta», dice Cola. Questo dettaglio mette gli inquirenti dinanzi a due ipotesi. Lavitola e Ranucci erano d’accordo? In questo caso il quadro avrebbe una rilevanza penale. L’altra ipotesi: Ranucci avrebbe tramesso questa richiesta a Lavitola che, pensando di fargli un favore e poi trarne un beneficio, avrebbe organizzato l’attentato. Ora è chiaro che si inizia a giocare anche una partita sulla linea difensiva, soprattutto a fronte del rigetto da parte del Gip della misura alternativa al carcere. L’obiettivo dei legali di Lavitola è quello di alleggerire la posizione del faccendiere, ma affinché ciò avvenga andranno certamente forniti elementi più attinenti ai gravi elementi indiziari a suo carico. Il 20 agosto scadranno i termini per fare istanza al Riesame. Mossa che gli avvocati Cola hanno già preannunciato. E ulteriori tasselli potrebbero aggiungersi con le dichiarazioni che i quattro componenti della banda che ha piazzato l’ordigno fuori casa di Ranucci avrebbero intenzione di rendere agli inquirenti. In attesa del rientro in Italia di Clesio Tavares Gomez, considerato l’anello di congiunzione tra i vari livelli. A intervenire, invece, sulla questione del programma è il presidente del Senato Ignazio La Russa che specifica come «Report va cambiato, non eliminato, perché non è possibile che nelle inchieste solo l’1,5% dei casi ha riguardato il partito di sinistra più grosso».
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