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Magistratura

Ranucci, ora si apre il filone Zimbabwe. L’ipotesi: le due auto segnale per la bomba

Dopo le mail svelate dal “Giornale” la Procura approfondisce i rapporti tra Lavitola e Mr Report sul business della carbon credit. Gli inquirenti indagano sui messaggi del conduttore che indicò le vetture per localizzare casa: un elemento per identificare il bersaglio?

Attentato Ranucci

Il caso Ranucci-Lavitola si arricchisce di un ulteriore tassello. Dopo le mail sulla «corruzione Zimbabwe», che Il Giornale ha svelato in esclusiva, si apre inevitabilmente un nuovo filone. E l’interrogativo che la Procura di Roma, insieme ai nuclei investigativi dei carabinieri che stanno incessantemente lavorando dal 16 ottobre dello scorso anno, giorno dell’attentato, porta a chiedersi è perché Ranucci abbia rilasciato l’intervista sul carbon credit in Zimbabwe. Un’intervista, svelata dal Tg1, che è stata rimossa dopo il servizio, ma che noi abbiamo conservato e quindi visionato integralmente. Anche perché è riportata nello scambio di mail tra Ranucci e Lavitola del 29 giugno. Il testo inviato al faccendiere inizia così: «Il noto giornalista investigativo internazionale Sigfrido Ranucci... è sulle tracce di un caso di corruzione in Zimbabwe che rischia di coinvolgere direttamente la reputazione del Presidente Emmerson Mnangagwa».

Lo scambio prosegue con il conduttore che, alle 18:11, scrive a Lavitola: «Poi con calma mi devi mandare i dati del corruttore-millantatore». Passano appena venti minuti. Lavitola risponde «sì certo, per inserire nella intervista?». Alle 18:53 arriva la precisazione del conduttore: «Non lo metterei nell’intervista, serve per nostra inchiesta». Ranucci e Lavitola si muovevano su un terreno comune che porta proprio allo Zimbabwe e al settore dei carbon credit? È questo l’elemento nuovo che affiora dalla corrispondenza. E la conferma arriva anche dal Tg1 che ha sentito il giornalista africano che intervistò Ranucci: «Sì, fu Valter Lavitola a suggerirmi di sentirlo». Tutto ciò mostra un punto di connessione tra i due che va oltre il semplice rapporto tra un giornalista e una sua fonte, sfiorando un ambito che, forse per la prima volta, lambisce la sfera economico-imprenditoriale.

Intanto, proprio nei verbali degli interrogatori degli autori materiali dell’attentato, Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello (due della banda), rispunta la traccia delle «due auto» usata come segno di riconoscimento della villetta contro cui piazzare l’ordigno. Quella traccia viene citata anche nel messaggio che 39 giorni prima, il 7 settembre 2025, Sigfrido Ranucci, la vittima dell’attentato, userà per indicare la sua abitazione a Valter Lavitola, il mandante reo confesso dell’azione criminale. Delle due auto parla la vittima. Delle due auto parlano i bombaroli. Antonio Passsariello, interrogato il 27 agosto dal pm Edoardo De Santis, descrive le fasi dell’attentato: «Quando decidemmo di entrare in azione, io scesi dall’auto per posizionare l’ordigno e rientrare in auto. Mutone (terzo componente della banda ndr) mi segnalò l’abitazione, notai la presenza di due autovetture e allora dissi che avrei piazzato l’ordigno vicino al vaso». Dal racconto di Passariello emerge come le due auto siano l’elemento per identificare il bersaglio. E sempre le due auto sono state 39 giorni prima la traccia data da Ranucci a Lavitola per individuare la casa a Torvaianica. I bombaroli effettuano il sopralluogo il 10 ottobre, sei giorni prima dell’attentato. In auto ci sono Clesio Gomez Tavares, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Quella è la prima volta che i bombaroli vedranno casa Ranucci. D’Avino racconta ai pm: «Ricordo che il 10 ottobre Gomes memorizzò il nome della strada e il civico (91) su un bigliettino mentre Mutone mandò la localizzazione del posto a un suo amico straniero». Ora c’è un punto di domanda. Durante il sopralluogo le auto non ci sono. Ai bombaroli è bastato vedere una sola volta la villetta di Ranucci (in quella zona sono tutte uguali) per individuare il bersaglio? Le auto potrebbero essere state la traccia per andare a colpo sicuro.

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