Le mani dei Prof sulla Rai col ticket Anselmi-Cappon

I giochi del governo sulla tv di Stato. I nomi per presidenza e direzione generale: la Lei rischia già il posto

Le mani dei Prof sulla Rai col ticket Anselmi-Cappon

Milano - Proviamo a immaginare questo scenario: Giulio Anselmi presidente della Rai e Claudio Cappon direttore generale o, meglio ancora, amministratore delegato con poteri più forti. Non c’è che dire, due figure professionali stimatissime. Il primo giornalista e direttore delle più prestigiose testate italiane. Il secondo manager, con una vasta conoscenza della Rai: per due volte ne è stato direttore generale e ora è ad di Rai World. Insomma, si potrebbero a buon diritto inserire nella categoria dei «tecnici». Certo, ma dei tecnici nell’accezione attuale, quelli alla Mario Monti, che «tecnicamente» prendono decisioni molto politiche. Perché, anche se questo «piano» non è scritto da nessuna parte, si dice sia ben presente nella mente del tandem Monti-Passera: Anselmi è molto caro al premier e Cappon è amico del ministro per lo sviluppo.

Dunque, se il progetto vedesse la luce, avrebbe il naturale risultato di controllare la principale fonte di informazione (e di raccolta di consensi) del Paese. A dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che l’élite attualmente al potere ha intenzione di rimanerci a lungo nonostante non sia propriamente uscita dalle urne.

Beh, molti penseranno: sempre meglio un Cappon che almeno c’azzecca qualcosa con la Rai che un Masi pasticcione catapultato da fuori. Comunque la si pensi, se dietro l’intenzione del tutto legittima e più che auspicabile di cambiare la governance della Rai per toglierla dall’influenza dei partiti si celasse l’idea di mettere ai vertici uomini vicini al governo, saremmo punto e daccapo. Insomma, cambiare tutto per non cambiare nulla. Nelle intenzioni del governo, come ormai si sa, ci sarebbe la sostituzione della figura del direttore generale con quella dell’amministratore delegato dotato di maggiori poteri e la riduzione del numero dei componenti del consiglio di amministrazione. Sulla carta, certamente un passo in avanti per la tv di Stato che avrebbe una gestione più efficiente. Ma chi avrebbe il compito di nominare un ad ancora più potente? Qui sta il nodo centrale. Monti ha pochissimo tempo: il 28 marzo scade l’attuale cda. È quasi impossibile arrivare all’approvazione di nuove regole prima di quella data.

In attesa che il premier sveli il proprio progetto, le voci sul duo Cappon-Anselmi corrono veloci e mettono in subbuglio molte stanze dentro e fuori la Rai, lasciando alle sole dichiarazioni pubbliche i sogni di un’azienda depurata dai partiti. A sinistra l’accoppiata Anselmi-Cappon è gradita; a destra, nel Pdl, è vista come il fumo negli occhi: dunque, in un modo o nell’altro si deve venire a patti con l’ex premier. Lo dimostra la decisione del consigliere Verro di occuparsi solo di Rai nonostante la nomina a deputato, prima di prendere la decisione definitiva tra Camera e Tv di Stato.

A viale Mazzini, invece il duo Lorenza Lei-Paolo Garimberti cerca di mantenersi in sella. Il direttore generale sta tentando il tutto per tutto per mostrarsi un manager efficiente e un interlocutore affidabile per diverse aree politiche. Ieri ha portato a casa le nomine dei vicedirettori del Tg2.

La settimana prossima potrebbe risolvere il rebus della direzione del Tg1 allungando l’interim di Maccari (che ha preso il posto di Minzolini) e quella dei tg regionali. Lorenza Lei, fra l’altro, rientra nella categoria dei «tecnici». Vedremo chi la spunterà, sempre che tra i due contendenti, non ne spunti, come nelle migliori tradizioni, un terzo.

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