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Maranza e islam, Tricarico dà voce al pensiero di tanti

Il cantautore pubblica la durissima "Lettera di un padre"

Maranza e islam, Tricarico dà voce al pensiero di tanti
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"Non si può più tacere e far finta di nulla". Inizia così la sorprendente Lettera di un padre che il cantautore e pittore Francesco Tricarico ha pubblicato l'altro giorno, cantandola con la chitarra, semplicemente ma intensamente. "Sono padre di due figli adolescenti e vivo a Milano, uno studente di 18 anni oggi è stato ucciso da un marocchino di 19 anni, a scuola, in classe, aveva portato da casa un coltello di oltre 20 centimetri, voleva ammazzare dunque". Il tono è sofferto, l'atmosfera è intensa.

Tricarico è diventato popolare nel 2000 con Io sono Francesco che andò al primo posto in classifica, guadagnò un disco di platino e aprì i concerti del Quinto Mondo Tour di Jovanotti. Da allora ha mantenuto il profilo del vero cantautore, pubblicando brani soltanto quando ne sentiva il bisogno e apparendo solo quando necessario (ad esempio l'anno scorso a Sanremo insieme con Gabbani). Mai si era confrontato così apertamente con l'attualità. "Hanno tolto i crocefissi dalle classi per non disturbare gli stranieri, ora insegnano l'arabo agli italiani perché gli stranieri non sanno una parola di italiano e così i programmi scolastici non si possono fare". E ancora: "Alle elementari durante le lezioni di religione si insegna la religione musulmana agli italiani, quando si parla di cristianesimo i bambini musulmani escono dalla classe". Una lettera accorata, la sua, accompagnata da un arpeggio di chitarra che mansueto si adatta alle parole. Che sono dure. Che sono reali.

Tricarico poi si riferisce alle "bande di criminali, magrebini, africani, armate di coltello che a Milano vanno in giro a seminare il terrore tra i ragazzi, tra i più deboli e vulnerabili". Il canto di Tricarico, meglio l'accusa, è quella ormai un po' rassegnata di tanti a prescindere persino dalle rispettive convinzioni politiche. "Stiamo importando una marea di criminali senza documenti in questo paese e forse l'Italia sta sbagliando qualcosa". Infine la chiusa: "Non posso tacere e non rompete il ca... con il razzismo, stiamo tornando al Medioevo e bisogna comportarsi di conseguenza, ora".

Le canzoni di Tricarico hanno spesso affrontato temi sociali e personali profondi.

Ma ora la sua Lettera di un padre va dritto al punto su di un tema molto divisivo che nessuno prima ha affrontato così. Che si sia d'accordo o no, è la scintilla di un confronto che la canzone d'autore da troppo finge di ignorare.

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