La marea nera costringe Obama a tornare verde

WashingtonLa marea nera che sta minacciando le coste della Louisiana potrebbe essere più dannosa all'ambiente del disastro della Exxon Valdez che nel 1989 ha devastato le coste dell’Alaska. E la British Petroleum (Bp), la compagnia che gestisce la piattaforma galleggiante Deepwater Horizon esplosa nove giorni fa, ha dichiarato di esser pronta ad accollarsi il conto, il cui ammontare è al momento arduo da calcolare. Il costo per l’industria della pesca in Louisiana potrebbe arrivare a 2,5 miliardi di dollari, mentre l’impatto sul turismo della Paradise coast della vicina Florida si aggirerebbe attorno ai 3 miliardi, stima Neil McMahon, analista della compagnia Bernstein. C’è poi il costo della ripulitura di mare e coste e dell’emergenza, che al momento viene quantificato in 6 milioni al giorno. La Bp ha comunque le spalle larghe: nel 2009 ha avuto un fatturato di 246 miliardi di dollari. Si calcola invece che il disastro del Golfo del Messico finirà col costare alle compagnie d’assicurazione un miliardo di dollari.
Ma i brividi sono venuti anche a Barack Obama, che ha ordinato un’inchiesta. Il presidente tenta di reagire in modo più efficiente di quanto non avesse fatto il suo predecessore George Bush in occasione dell'uragano Katrina che devastò New Orleans. In realtà sia la Casa Bianca che i responsabili della Bp sparano concetti e proposte di rimedi nel vuoto. Il pozzo sventrato dall'esplosione continua a vomitare prezioso greggio, il vento soffia sul golfo del Messico nella direzione opposta e quella sperata e i pescatori della Louisiana e degli Stati confinanti si preparano a perdere milioni di dollari e rimanere senza lavoro per anni.
Come primo rimedio, che ha però solo un impatto psicologico, la Casa Bianca ha annunciato lo stop alle trivellazioni in nuove aree fino a quando non sarà chiarita la causa che ha provocato l'esplosione del 20 aprile. Soltanto una ventina di giorni fa Obama aveva annunciato d'aver dato il consenso per nuove trivellazioni lungo le coste dell’Atlantico, dal Delaware alla Florida e nel nord dell'Alaska. Il presidente aveva anche chiesto al Congresso di togliere il bando alle trivellazioni nella parte est del Golfo del Messico in una zona particolarmente ricca di petrolio, circa 200 chilometri al largo delle spiagge della Florida.
Giovedì pomeriggio Obama ha mandato nella zona dell'esplosione i ministri degli Interni Ken Salazar e della Sicurezza nazionale Janet Napolitano accompagnati dall'amministratore dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, Lisa Jackson. Il governo federale ha aperto un centro di comando operazioni a Robert in Louisiana e conta di aprirne un secondo a Mobile in Alabama.
La risposta della Bp alla tragedia è stata tempestiva ma con ogni evidenza non sufficiente per fare fronte alla portata del disastro ecologico in pieno svolgimento. Nei nove giorni di dramma la British Petroleum ha dispiegato in zona 1100 uomini, 33 navi, 5 aerei da ricognizione e sta spendendo 6 milioni di dollari al giorno nel tentativo di mettere una sorta di coperchio al pozzo danneggiato a 1525 metri di profondità.
L'approccio concordato fra Bp ed esperti militari e civili del governo americano comprende, oltre ai tentativi più o meno falliti di bruciare il petrolio a pelo d'acqua e contenerlo con chilometri di guaine, anche la possibilità di perforare un secondo pozzo nelle vicinanze di quello danneggiato, al costo di circa 100 milioni di dollari. Lo scopo sarebbe di tentare di catturare il grezzo in uscita libera dalla voragine provocata dall'esplosione. Questa opzione però richiede da due a tre mesi di lavoro e purtroppo permetterebbe la perdita di almeno 300mila barili di petrolio con danni inimmaginabili all'ambiente.
Le tensione in città tipo Port Sulfur ed Empire lungo la costa della Louisiana a sud di New Orleans lungo il Mississippi è tangibile per via degli allevamenti di ostriche e gamberetti, principale risorsa della zona, che potrebbero venire annientati dalla marea nera. E a New Orleans è già psicosi, con i venti che hanno spinto sulla città dall’oceano una nube maleodorante di gas di petrolio.
Sullo sfondo il dramma di una delle zone ambientali più delicate d’America. Ad esempio, i tonni bluefin in questo periodo hanno depositato le larve praticamente a pelo d'acqua e le tartarughe di mare stanno preparando i nidi sulle spiagge per deporre le uova. A rischio ci sono anche le balenottere e diversi tipi di uccelli marini.

Commenti