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L'internazionale dell'odio. Gli assassini di Quentin e il filo che porta a Salis e Cgil

Due eurodeputati Avs e una sindacalista firmatari di un appello insieme a "Jeune Garde", autori del blitz

L'internazionale dell'odio. Gli assassini di Quentin e il filo che porta a Salis e Cgil
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C'è un legame tra i gruppi antifascisti francesi che giovedì scorso a Lione hanno picchiato a morte Quentin, il giovane studente di destra di 23 anni, con l'Italia e a tracciarlo sono gli europarlamentari di Avs Ilaria Salis, Mimmo Lucano e la Cgil. Come affermato in un comunicato stampa dal collettivo femminista identitario francese Némèsis (alla cui manifestazione pacifica aveva partecipato Quentin prima di essere ucciso dagli antifascisti) tra i presenti al pestaggio "le nostre attiviste hanno riconosciuto tra gli aggressori un uomo di nome Jacques Elie Favrot, collaboratore del deputato di La France Insoumise Raphaël Arnault e membro attivo della Jeune Garde Antifasciste". Inoltre, secondo una denuncia alla polizia esaminata dalla rivista Frontières, "il nome di Jacques Élie Favrot compare nel racconto di un attivista presente durante l'aggressione mortale di Quentin. Assistente parlamentare del deputato di estrema sinistra LFI Raphaël Arnault, l'uomo è ora ufficialmente nominato in una denuncia nell'ambito dell'inchiesta".

La "Giovane Guardia Antifascista" è un gruppo fondato nel 2018 da Arnault e sciolto nel 2025 dal governo francese con l'allora Ministro degli Interni Bruno Retailleau che ha accusato il gruppo "di fatto di incitare ad atti di violenza contro individui, provocazioni che spesso hanno avuto conseguenze".

Lo scorso 21 gennaio, nemmeno un mese prima dell'uccisione di Quentin, è stato promosso un "Appello internazionale per il rafforzamento dell'azione antifascista e antimperialista" a cui hanno aderito varie personalità da tutto il mondo legate alla sinistra radicale dandosi appuntamento per un grande evento antifa a fine marzo in Brasile.

"Le forze di estrema destra e neofasciste stanno guadagnando terreno in ogni continente. La minaccia assume forme specifiche in ogni paese o regione - si legge nell'appello - è urgente condividere analisi, rafforzare i legami e decidere azioni concrete". Non è spiegato quali siano le "azioni concrete" di cui si parla, ad oggi di concreto c'è l'uccisione da parte degli antifascisti di un giovane di 23 anni ma ciò che colpisce sono i nomi dei firmatari.

Tra i francesi figura infatti il leader di La France insoumise Jean-Luc Mélenchon e altri esponenti del suo partito tra cui l'europarlamentare Rima Hassan che ha svolto giovedì a Lione la conferenza a Science Po al cui esterno si è consumata l'aggressione degli antifascisti. Tra i firmatari francesi c'è anche un altro nome che desta scalpore, si tratta di Cem Yoldas, il portavoce della Giovane Guardia Antifascista, l'organizzazione messa fuori legge in Francia di cui fa parte anche Jacques Elie Favrot accusato di aver partecipato al linciaggio che ha portato all'uccisione di Quentin.

È qui che si crea il legame con l'Italia, tra i firmatari dell'appello ci sono infatti quattro Italiani: Eliana Como, membro dell'Assemblea Nazionale del sindacato CGIL, Nadia De Mond, attivista femminista e ricercatrice del Centro Studi sull'Autogestione, Domenico (Mimmo) Lucano, europarlamentare di Avs e la sua collega Ilaria Salis. Già si poteva obiettare sull'opportunità di firmare un appello insieme al rappresentante di un'associazione sciolta dal governo francese in quanto estremista e violenta ma, alla luce di quanto accaduto a Lione, gli italiani che hanno aderito all'appello dovrebbero come minimo prenderne le distanze pubblicamente. D'altro canto Lione non è una città qualsiasi ma il luogo in cui si salda la lotta dei movimenti No Tav francesi e italiani.

Eppure i legami con l'Italia non finiscono qui.

Raphaël Arnault, fondatore e portavoce storico della Jeune Garde con numerosi precedenti penali alle spalle, è stato in più occasioni nel nostro paese, l'ultima lo scorso 7 gennaio partecipando al corteo degli antagonisti contro la cerimonia per Acca Larentia. In una delle sue trasferte romane potrebbe averlo accompagnato anche il suo assistente, denunciato per il blitz contro il giovane Quentin, incontrando esponenti dei centri sociali e del mondo antagonista italiano.

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