Margherita Buy: "Ecco la mia sfida di mamma"

In "Lo spazio bianco" è una intensa mamma solitaria in attesa di un bimbo prematura

Margherita Buy: "Ecco la mia sfida di mamma"

Venezia - «No, non assomiglio per niente a una come Maria. Però mi incuriosiva questa diversità e l’uscire da alcuni personaggi che, cinematograficamente parlando, ormai mi sentivo un po’ stretti: nevrotici, alto-borghesi, vittime del caso, degli uomini, della vita. Qui c’è una donna di estrazione popolare, forte, sola per scelta, ma non solitaria, che crede in quello che fa».

Bella e abbronzata, elegante e allegra («Non ditemi che sono brava e potrei vincere perché porta sfiga») Margherita Buy è la «primipara attempata», secondo la definizione medico-scientifica, che in Lo spazio bianco un parto prematuro, dopo sei mesi di gravidanza, condanna all’attesa e all’incertezza. Proprio le due cose a cui lei non è abituata.

«Si arriva a un’età della vita, intorno ai quaranta, in cui si è fino allora vissuto infantilmente» dice la Buy. «Continuiamo a pensare a e a comportarci come se ne avessimo venti e pensiamo che ci sia tempo per tutto. Vogliamo realizzarci nel lavoro, viviamo più amori, cerchiamo nuove esperienze. Poi, di colpo, ci accorgiamo che l’età incalza, che c’è un orologio biologico, che se non lo facciamo adesso, non lo facciamo più, un figlio intendo, l’esperienza della maternità. A Maria succede proprio questo, e siccome è abituata a decidere, a fare e a disfare, non si tira indietro. Solo che questo parto così prematuro la mette nello “spazio bianco” dell’incertezza - sopravviverà, crescerà sano? - e assomiglia un po’ a un contrappasso. Lei che è sempre stata impaziente e che per questa impazienza in fondo non è mai riuscita ad avere un rapporto stabile e duraturo, si rende conto che senza pazienza non andrà da nessuna parte. Deve imparare a saper aspettare».

Tratto dal romanzo omonimo di Valeria Parrella, il film «tradisce fedelmente», per dirla con le parole della scrittrice, il libro: «Mi è piaciuto il modo con cui la regista è riuscita a entrare negli Spazi bianchi presenti nel mio romanzo, riempiendoli con intelligenza e dando vita a una Maria cinematografica che è diversa da quella romanzesca eppure stranamente eguale».

Girato a Napoli, diretto da Francesca Comencini, il film avrà quel successo che le storie di donne hanno sempre presso il pubblico femminile. «Di maternità si parla molto in modo retorico o ideologico - dice la regista -, a me interessava raccontarla da un punto di vista particolare, i quarant’anni di una donna sola, dove il maschio non c’è. C’è però l’amicizia, che è una forma diversa dall’amore, e c’è l’idea che, comunque, un domani ci possa anche essere spazio per quest’ultimo». «Maria non rinuncia - dice ancora la Buy - ha dei desideri, sa e vuole ancora amare. Capisce che la sua vita cambierà in meglio. È un film ottimista e l’ho girato anche per questo". Va detto che per quanto «primipara attempata», una scena di nudo («spero non si veda molto, non sono abituata»)celebra comunque un fisico da ragazza.

Commenti

Grazie per il tuo commento