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Maroni torna alla carica con l’Ue: sanzionare i comunitari fuorilegge

RomaLinea dura come in Francia per gli stranieri comunitari che non si integrano. Roberto Maroni l’aveva già detto pochi giorni fa, lodando la Francia di Sarkozy che ha espulso i rom, ora spiega che i Paesi dell’Unione europea hanno bisogno di strumenti più efficaci per contrastare l’invasione di immigrati senza casa e lavoro.
Per il ministro dell’Interno bisogna adottare a livello Ue sanzioni nei confronti degli immigrati non in regola. «Per quanto riguarda i cittadini comunitari - dice Maroni- c’è una direttiva europea un po’ strana, che dice che tutti possono circolare liberamente sul territorio europeo, possono anche stabilirsi in qualsiasi Paese e fino a tre mesi nessuno può dire niente. Ma oltre i tre mesi devono dimostrare di avere un reddito, una casa, un lavoro. Il problema è che non c’è alcuna sanzione prevista dalla direttiva, non si può fare niente se non invitarli a tornare a casa».
Ecco la lacuna che il titolare del Viminale è convinto si debba colmare a Bruxelles, integrando la direttiva. Si tratta della 38 del 2004, in cui si riconosce la «libera circolazione delle persone» in uno «spazio senza frontiere interne» stabilita dal Trattato Ue, ma si parla anche di «condizioni» per la permanenza in uno Stato oltre i tre mesi. Per evitare di diventare «un onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato ospitante» i cittadini dell'Unione e i loro familiari devono, infatti, dimostrare di avere un lavoro o di disporre «di risorse economiche sufficienti» per mantenersi. Ma di sanzioni non si parla.
Anche il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano qualche giorno fa ha spiegato sul Giornale che l’espulsione forzata è consentita solo in caso di pericolo concreto per l’ordine pubblico, mentre quando mancano le possibilità di sostentamento si può solo intimare l’allontanamento, accompagnandolo con incentivi, come ha fatto la Francia. Appena insediato il governo, ha ricordato Mantovano, Maroni ha affrontato la questione nomadi chiedendo alla Ue di ampliare la possibilità di espulsione. Richiesta respinta, ma il ministro ora torna alla carica.
Su Radiouno Maroni commenta la polemica fra la Francia e l’Ue, parlando di «un film già visto». E assicura che da noi l’emergenza rom non esiste. «L’abbiamo affrontata e praticamente risolta: chiudere i campi nomadi non è espulsione di massa, ma solo l’applicazione della legge. Chi non ha diritto a stare qui deve essere riportato a casa sua». Poi il ministro leghista fa un parallelo con il calcio, per spiegare il clima «molto caldo» sui temi dell’immigrazione: «Vedo spesso in campo tifoserie. E quando si ragiona in modo fazioso come i tifosi non c’è argomento, hai torto a prescindere».
Per dare ragione a Maroni interviene il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, anche lui del Carroccio. «Non solo servono regole precise, ma anche sanzioni per gli immigrati comunitari che non le rispettano». L’ex ministro per le Politiche agricole aggiunge: «Ho sempre sostenuto che l’immigrazione non deve essere subita ma governata. E quindi, oltre alla sicurezza e all’ordine, che sono i presupposti perché vi sia tolleranza e integrazione, occorre da parte di tutti il rispetto delle regole. E per farle rispettare anche l’Ue deve assumersi le sue responsabilità».
Il premier Silvio Berlusconi ha fatto bene a sostenere il presidente francese Sarkozy sui rom, interviene anche il ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta: «É il buonismo - sostiene - che produce il razzismo».
Si tratta di vedere come la linea dura auspicata dal governo italiano sarà considerata a Bruxelles, che prepara una Conferenza europea sull’integrazione dei rom il prossimo mese a Bucarest. Dalla Commissione Ue anche ieri è arrivato un nuovo attacco alla Francia, per la sua politica di espulsione dei rom. Questa volta, da parte del commissario agli affari sociali, l’ungherese Laszlo Andor, che già nei giorni scorsi si era detto «totalmente d’accordo» con la dura posizione della vicepresidente Viviane Reding.


«Ci sono persone - dice - che cercano di rafforzare la loro popolarità a spese di un gruppo particolarmente vulnerabile. Non ci può più essere spazio in Europa per il razzismo e la xenofobia». Ma Andor se la prende anche con Bulgaria e Romania, le cui autorità non attuano come dovrebbero i programmi di aiuto esistenti.

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