Chi l'avrebbe detto che un giorno al Quirinale. Eppure sì, ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, 84 anni, ha detto testuale: "La musica popolare fa parte del patrimonio culturale italiano. È praticamente la prima volta che la più alta carica dello Stato riconosce il valore della canzone, ed è una sorta di benedizione istituzionale destinata a lasciare il segno. È successo ieri durante l'incontro, anche questo del tutto irrituale, tra Mattarella e il cast di Sanremo, dai presentatori Carlo Conti e Laura Pausini fino ai cantanti in gara a Sanremo, tutti tranne Patty Pravo a causa di un impedimento improvviso. Il presidente ha ovviamente anche fatto riferimento alla 76esima edizione dello spettacolo più seguito dagli italiani: "Quella del Festival ha detto - è una storia importante che ha sempre visto un coinvolgimento elevatissimo. Per quello che so, mediamente oltre 20 milioni di italiani lo seguono". "Quello che fate è espressione della capacità artistica ma anche impegno e contributo alla vita culturale del nostro Paese, alla società". In più un altro fondamentale riferimento, quello al rilievo economico della musica e della discografia: "L'attività discografica italiana è fiorente e rappresenta un ambito significativo nell'economia del nostro Paese. Questo significa che l'importanza del Festival travalica le apparenze ma è anche di sostanza nella vita del nostro Paese". Non solo parole pronunciate tanto per gradire. Mattarella ha voluto dare un segnale, anche politico, a quanti hanno sempre ignorato o, peggio, sottovalutato il rilievo culturale di quelle che, ricordando Bennato, Laura Pausini ha chiamato "canzonette". Da oggi non sono più soltanto canzonette, anche dal punto di vista politico istituzionale. Naturalmente la Fimi, cioè la Federazione dell'Industria Musicale Italia, ha espresso "forte apprezzamento" attraverso le parole del Ceo Enzo Mazza. E così anche il Presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia: "Siamo orgogliosi che la musica popolare contemporanea sia stata riconosciuta come ricchezza culturale del nostro Paese".
E poco dopo aver ascoltato una versione corale di Azzurro cantata da tutti tranne che il presidente ("Ricordavo le parole- ha scherzato - ma non mi sono associato perché all'asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni per non turbare il coro degli altr"), i cantanti sono usciti dal Quirinale portandosi dietro il proprio personalissimo ricordo.
"Facciamo la musica, non la guerra ma non siamo giullari", ha riassunto Pausini aggiungendo una nota personale: "In una nazione pensano che io sia fascista, in un'altra che io sia comunista, in un'altra non so che cosa. Io non mi sono dichiarata politicamente perché non sono in grado di gestire anche culturalmente, quello che significa seguire un partito".