Maxi-rissa tra ebrei e filopalestinesi

Hanno trasferito la guerriglia nella capitale. Proprio sotto al Campidoglio, il più piccolo e importante dei colli romani, cuore pulsante della politica cittadina. Giovedì sera una sessantina di persone tra palestinesi e israeliani sono stati protagonisti di una maxi-rissa. Un episodio vergognoso, indipendentemente dalle responsabilità, troppo difficili da accertare.
I tafferugli sono iniziati quando un nutrito gruppo di israeliani, di ritorno al ghetto dopo aver assistito allo spegnimento delle luci del Colosseo per ricordare Gilad Shalit il soldato da 4 anni prigioniero di Hamas, ha incrociato alcuni esponenti della Rete romana per la Palestina. Questi ultimi avevano organizzato un sit-in non autorizzato proprio sulla scalinata. Qualche insulto tra le due fazioni, poi si è scatenata una vera e propria rissa con calci e pugni. È stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa per ristabilire la calma. Poi un palestinese di 27 anni è stato medicato al Santo Spirito, da dove è stato dimesso con 8 giorni di prognosi.
Evidentemente quella scena pietosa non è bastata. Ieri, per tutta la giornata, le due fazioni hanno continuato a lanciarsi accuse, giocando allo scarico di responsabilità. «Siamo stati insultati eppoi aggrediti con coltelli e catene - spiega Ester Mieli, portavoce del presidente della Comunità ebraica di Roma -. La manifestazione non autorizzata in Campidoglio contro il sindaco Gianni Alemanno e anti Gilad Shalit è stata un’offesa per la città intera. Offesa, riportata anche nei volantini che gli stessi pacifinti palestinesi hanno provocatoriamente distribuito ai passanti che rientravano dal Colosseo, dove era stata chiesta a voce bipartisan la liberazione del giovane Shalit». «Alcuni gruppi di famiglie - conclude - giunti sotto la scalinata sono stati chiamati fascisti e assassini e aggrediti con coltelli e catene».
Completamente diversa la versione degli esponenti della Rete romana per la Palestina. «Si è trattato di un atto squadrista - dicono - siamo stati aggrediti a freddo da una quarantina di persone alle 23.30 armate da caschi e tirapugni, mentre eravamo chini per accendere candele in ricordo degli ottomila palestinesi in carcere a Israele. Hanno picchiato tutti, donne e anziani compresi». «Non è assolutamente vero che abbiamo provocato e che eravamo armati di coltelli e catene - sottolinea Jossef Sallman, di Mezza Luna Rossa insieme a Sergio Carara del Forum Palestina - presenteremo una denuncia e chiederemo alle forze dell’ordine di guardare i filmati delle telecamere a circuito chiuso presenti nella zona per ricostruire i fatti». Sicuramente, è quanto stanno già facendo gli uomini della Digos da qualche ora. Ma responsabilità a parte, la rissa di ieri è vergognosa, e non importa chi l’abbia scatenata per prima. «È stato un episodio spiacevole - commenta il presidente della Regione, Renata Polverini -. Sono tanti gli ebrei e i palestinesi che si battono per la pace e per il dialogo. Spiace che proprio dai giovani sia arrivato un segnale di contrapposizione».
Il monito del sindaco, invece, è indirizzato solo ai filopalestinesi. «Giudizi sulle responsabilità dovranno essere appurate dagli inquirenti - dice Gianni Alemanno -. Ma quando sono in atto manifestazioni di solidarietà per una persona rapita e tutte le istituzioni si sforzano per sottolinearne il carattere umanitario, non ha senso, anzi è pericoloso, organizzare una contro-manifestazione a poche centinaia di metri. È un errore politico, una provocazione che non andrebbe fatta. Invito la comunità palestinese a non farsi rappresentare e strumentalizzare da chi lo fa solo per ragioni ideologiche».

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