Migranti, i giudici di pace scioperano: "Le espulsioni rischiano lo stop"

Barricate contro la riforma della magistratura onoraria. I giudici di pace: "Non possiamo garantire le convalide delle espulsioni"

Migranti, i giudici di pace scioperano: "Le espulsioni rischiano lo stop"

I giudici di pace incrociano di nuovo le braccia contro la riforma della magistratura onoraria che dovrebbe tornare a breve al Consiglio dei ministri. Lo sciopero inizierà lunedì prossimo e durerà tre settimane. Tra i rischi legati alle nuove norme, denunciati dalle associazioni di categoria (Angdp, Unagipa e Cgdp), ci sarebbe anche il blocco delle convalide delle espulsioni degli immigrati clandestini che sono sbarcati in Italia e a cui è stato rifiutato lo status di rifugiato.

Il giudice di pace è competente della convalida delle espulsioni dei clandestini. La riforma, però, prevede l'utilizzo della magistratura onoraria e di pace "per non più di uno o due giorni alla settimana a parità di dotazioni organiche" con un irrisorio compenso da pensione sociale. Questo, secondo le organizzazioni di categoria, "porterà a un allungamento considerevole della durata dei procedimenti civili e penali" e, "cosa ancor più grave, affosserà un settore nevralgico della giustizia di pace qual è quello che si occupa di immigrazione clandestina, che in questi anni ha superato ogni livello di sostenibilità". La magistratura di pace è, infatti, impegnata sette giorni su sette su questo fronte, nel tentativo di smaltire i procedimenti penali e le convalide delle espulsioni. "Queste - avvertono le associazioni di categoria - non potranno più essere garantite in conseguenza della scellerata riforma".

I giudici di pace sono pronti allo scontro pur di fermare la riforma della magistratura onoraria. "Dopo aver stanziato ben 17 miliardi di euro per il salvataggio di istituti di credito - tuonano le associazioni di categoria - non ci si può nascondere dietro l'alibi della mancanza di risorse per negare i diritti di cinquemila lavoratori che hanno tenuto in piedi l'intero sistema giudiziario, trattando negli ultimi quindici" anni oltre il 60% del contenzioso civile e penale".

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