Milano chiusa per ferie: trappola per i portafogli. E il pranzo va di traverso

La città si svuota, le serrande si abbassano e per i (pochi) che restano la pausa pranzo rischia di essere indigesta

Milano chiusa per ferie: trappola per i portafogli. E il pranzo va di traverso

Milano, 22 agosto. La città è praticamente deserta. Restano i (pochi) turisti che sfidano il caldo e preferiscono musei e monumenti alle spiagge affollate. Restano quelli che lavorano in aziende che non hanno chiuso nemmeno nella settimana di Ferragosto. Resta chi non può permettersi una vacanza. Le serrande di molti negozi sono chiuse, così come quelle della maggior parte di bar e ristoranti. La giungla metropolitana si trasforma così in una trappola per il portafogli. Se i turisti possono arrangiarsi con un panino (magari preparato al mattino in albergo con il buffet della colazione) e chi è a casa può dare fondo alla dispensa, per i lavoratori la pausa pranzo rischia di essere indigesta.

Durante il resto dell'anno, anche a due passi dal Duomo, basta infilarsi in qualche via secondaria per trovare baretti e trattorie in cui pranzare con poco. Ad agosto, invece, gli unici posti dove mangiare un boccone al volo sono i locali "attira-turisti". Così un piatto di verdure viene promosso a "piatto unico": basta piazzare tra carote e fagiolini sei o sette gnocchi di patate al sugo. Prezzo? 8 euro. Quanto la più classica estiva "caprese", formata da mezzo pomodoro tagliato a fettine sottilissime e tre fette di mozzarella. Meno male che almeno il pane è gratis. E che dire del self service che fa pagare 1,50 euro per il coperto? O della piadina da asporto a 7,50 euro? Va meglio nei fast food, dove perlomeno il prezzo è lo stesso tutto l'anno. Ma mangiare hamburger, patatine o pizza tutti i giorni non fa certo bene. Senza contare che negli orari di punta sono comunque pieni di turisti e si rischia di stare in coda anche per più di mezz'ora e poi dover sgomitare per trovare un tavolo vuoto. Altro che "fast". Non resta che la classica "schiscetta", come chiamano a Milano il pranzo al sacco, mangiata davanti al pc mentre si continua a lavorare. E aspettare le agognate ferie.

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