«A Milano due casi di Aids al giorno, riapriamo le case chiuse»

Per sconfiggere l'Aids basta fare un salto indietro nel tempo. Basta tornare a prima del 20 settembre 1958, quando l'entrata in vigore della legge Merlin cancellò d'un colpo regolamentazione della prostituzione e case chiuse. È la ricetta choc dell'assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi di Chiavenna. Che, di fronte a dati (nel capoluogo lombardo due nuovi casi di Aids al giorno e 2mila l’anno in tutta la regione) propone di legalizzare la prostituzione, attraverso una versione moderna delle vecchie case di tolleranza: cooperative gestite direttamente dalle prostitute, con tanto di controlli sanitari e imposte fiscali. «Non è più possibile combattere il fenomeno soltanto attraverso ordinanze, che hanno una funzione deterrente - spiega -. Occorre invece rendersi conto che la prostituzione è uno dei primi veicoli di diffusione dell'Aids. Bisogna quindi legalizzarla, e fare in modo che le prostitute siano sottoposte a controlli igienico-sanitari». Già in passato, a Milano, si era parlato della possibilità di creare un quartiere a luci rosse, stile Amsterdam. Ma la proposta aveva sollevato l'ira dei cittadini, contrari a convivere con una zona dedicata al sesso a pagamento.
«Anche io non sarei favorevole - continua l'assessore -, un quartiere a luci rosse attirerebbe una forma di turismo che non vogliamo in questa città. Diversamente, si potrebbe permettere alle prostitute di creare cooperative gestite direttamente da loro. In questo modo si eliminerebbe qualunque forma di sfruttamento, garantendo al tempo stesso controlli sanitari e fiscali».
La proposta arriva nel giorno in cui lo stesso assessorato milanese rende noti dati a dir poco allarmanti. Ogni giorno in Italia 11 persone vengono contagiate dal virus Hiv, di queste due sono di Milano. Nel capoluogo lombardo si registra un'infezione ogni cinque contagi. Numeri, questi, che fanno della Lombardia la prima regione italiana, seguita da Emilia Romagna e Umbria, con duemila casi di nuovi contagi ogni anno, la metà di quelli registrati sull'intero territorio nazionale. «Significa sei nuove infezioni ogni centomila abitanti - specifica Landi di Chiavenna -. Ed è un numero impreciso per difetto. Molte persone, soprattutto prostitute immigrate e trans, non si sottopongono alle cure per paura di essere espulse». Il «sommerso» riguarderebbe almeno 30mila persone in tutta Italia - i contagiati sarebbero quindi almeno centomila -, 18mila nella sola Lombardia.
«Secondo i nostri dati - conferma l'assessore -, i malati a Milano sono almeno 15mila. Un infettato su cinque risiede nella nostra città». Proprio come accade a New York, dove si registra la stessa proporzione. «L'area di infezione non è più ristretta all'omosessualità, come avveniva in passato - conclude l'assessore -, ormai riguarda nella maggior parte dei casi persone eterosessuali che sottovalutano i rischi».
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