Milano scarica Pennisi ma teme altre tangenti

Milano«Mi sono rovinato». È ormai notte. In una stanza al piano terra di un edificio a pochi metri dal tribunale di Milano, Milko Pennisi crolla. Davanti a lui ci sono tre magistrati. Da poco, i militari della guardia di finanza l’hanno arrestato dopo aver intascato 5mila euro che il consigliere - quasi fiutando l’aria - aveva nascosto nel bagno della libreria in cui era entrato per spendere una banconota da 500 euro e verificarne così l’autenticità. Quella mazzetta era la seconda tranche di una tangente da 10mila versata da un imprenditore edile per sbloccare una pratica in Comune. È un lungo interrogatorio che si concluderà solo alle due. E dopo un primo tentativo di negare l’evidenza, l’ormai ex presidente della commissione urbanistica di Palazzo Marino (incarico da cui si è dimesso ieri), ammette. «È vero - dice - ho preso quei soldi. Ma non è mai successo prima».
Una versione a cui i tre pm titolari dell’inchiesta - Laura Pedio, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella - credono poco. A distanza di poche ore, il sospetto dei magistrati sembra trovare conforto. Perché dalle prime analisi delle carte sequestrate negli uffici del consigliere, ce ne sono alcune ritenute «sospette». La polizia giudiziaria ha setacciato i conti correnti, l’ufficio e l’abitazione di Pennisi individuando alcune «tracce» su cui sono in corso accertamenti. L’ipotesi investigativa è chiara: Mario Basso, l’imprenditore a cui il politico ha chiesto denaro per sveltire la sua pratica in Comune, non sarebbe l’unico. Perché Pennisi, a Palazzo Marino, ricopriva un ruolo forse poco appariscente, ma essenziale. Da presidente della commissione Urbanistica, infatti, aveva la facoltà di fissare l’ordine del giorno di ogni seduta. Ovvero, decidere cosa discutere e proporre l’approvazione o meno dei progetti presentati al settore edilizia di Palazzo Marino. Come è avvenuto per la pratica relativa all’immobile di via Broglio, per la quale a Basso erano stati chiesti 10mila euro. La seduta consiliare è del 14 ottobre scorso. L’istanza avanzata dall’azienda passa in commissione. Questo, secondo gli inquirenti, sarebbe lo «schema Pennisi»: denaro per portare in aula un preciso ordine del giorno. Per questo gli investigatori sono sulle tracce di diversi imprenditori che avrebbero accettato di pagare il politico. E che quindi, farebbero bene a presentarsi in procura, evitando così un’accusa di corruzione.
Così, non è escluso che nelle prossime settimane vengano sentiti dagli inquirenti le persone a cui il consigliere avrebbe chiesto soldi. Ieri, intanto, i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Milano e gli agenti della pg hanno perquisito anche gli uffici del centro congressi «Stelline», di cui Pennisi è amministratore delegato dal 2003 e quelli dell’architetto Giulio Orsi (che non è indagato), ex dirigente di Palazzo Marino, già responsabile dello sportello edilizia. Ancora, la procura intende verificare l’andamento degli ultimi mesi nell’attività della commissione Urbanistica sia di quella per Expo 2015, di cui Pennisi fa parte. Ed è solo l’inizio. Perché il materiale sequestrato (cinque computer e un monte di documenti) dovrà essere studiato per verificarne eventuali anomalie. Ma già qualche movimento anomalo sarebbe emerso. L’ipotesi è che si tratti di altre tangenti.
Dal Comune, ieri, è arrivata la solidarietà «umana» al consigliere rinchiuso nel carcere di San Vittore con l’accusa di concussione. Ma non quella politica. Anzi. Su tutte, le parole del sindaco di Milano Letizia Moratti.

«Auspico - ha detto ieri il primo cittadino - che il consigliere Pennisi dopo aver dato le dimissioni dalla presidenza della commissione Urbanistica, dia le dimissioni dagli incarichi che sono comunali o collegati». Dopo essere finito dentro San Vittore, insomma, Milko Pennisi rischia di uscire definitivamente da Palazzo Marino.

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