Allarme urbanistica tra spazi privati e capolavori distrutti

L'analisi di «Domus» sulla nuova Milano «Manca una regia pubblica per cambiare»

Marta Bravi

Un numero di Domus, quello di dicembre, dedicato interamente a Milano, scelta per raccontare l'Italia. Le oltre 100 pagine del numero di dicembre, curato dall'architetto Fulvio Irace e coordinato da Walter Mariotti, direttore editoriale del sistema Domus, e la terza tappa del viaggio per l'Italia, che «fotografa il tessuto urbano milanese e la stupefacente trasformazione in atto dal dopo Expo». Con una prospettiva inedita: un ritratto collettivo, dal basso verso l'alto nella convinzione che Milano abbia le risorse e le sensibilità per correggere il trionfalismo del marketing e indirizzare lo sviluppo verso una vera città sociale». Parole, usate non a caso dal sindaco Beppe Sala che, in occasione della sua autocandidatura al prossimo mandato, un mese fa, aveva parlato «della ricerca di maggiore equità sociale» per la città. Tradotto: non si pensi di lasciare lo sviluppo urbanistico e architettonico di Milano nelle mani incaute degli immobiliaristi, il monito che la rivista fondata da Giò Ponti lancia alle istituzioni urbi et orbi (è distribuita in 80 Paesi).

L'eredità Moderna calpestata

«Che cosa resta della Milano moderna», è l'atto di accusa più tagliente alla Milano post Expo: «L'ansia del fare, complice una politica disattenta - scrive Davide Borsa, architetto - rischia di trasformare la capitale del Moderno e del design nella caricatura di se stessa...Giorno dopo giorno con il pretesto dell'aggiornamento tecnologico del patrimonio assistiamo alla distruzione di interi contesti». Il riferimento è al Pirellino, l'ex sede degli uffici tecnici del Comune comprato all'asta da Coima (dopo tre bandi andati deserti) e oggetto di un concorso di progettazione internazionale e l'ex sede Inps di via Gioia, ora «Gioia 22 la Next Generation Tower» in fase di realizzazione. «Questi edifici vengono sacrificati per la costruzione della nuova Manhattan meneghina». Ma se del «Transatlantico» il destino è segnato, del Pirellino, invece no perché le ipotesi sono tutte aperte. «Una legislazione permissiva e miope- attacca Borsa - consente di mandare in fumo quel paziente lavoro di individuazione di specie architettoniche da proteggere» come il grattacielo Baselli, il Palazzo di Fuoco affacciato su piazzale Loreto e la rivisitata Torre Galfa.

Privatizzazione dello spazio pubblico

Se i nuovi interventi di rinnovamento urbano hanno cambiato il volto e l'immagine all'estero della città, riqualificando zone degradate e ricucendo brandelli di quartieri, hanno anche «regalato nuovi spazi pubblici, piazze e luoghi di incontro». A un caro prezzo però, ovvero la privatizzazione degli spazi: un esempio, su tutti, per Richard Ingersoll piazza Liberty diventata la «piazza Apple», da statuto è privata. Così piazza Gae Aulenti che, grazie allo straordinario successo di pubblico, è diventato uno spazio ambito per qualsiasi tipo di manifestazione, che sia ludica o politica. La sua «fortuna»? Aver incontrato il gusto dei milanesi, la loro voglia di omologazione e una domanda inespressa di spazi ampi di incontro e socializzazione, anche se Ingersoll lo considera «una vittoria della gentrificazione e del consumismo, più che della vita sociale». Così piazza Tre Torri a CityLife o la lunga piazza all'ombra della Fondazione Feltrinelli.

La «bufala» degli scali ferroviari

Le aree ferroviarie dismesse rappresentano la più grande opportunità di intervento urbanistico sia per la loro dimensione sia per la loro disposizione a corona intorno alla città storica: il recupero di queste superfici costituirebbe un'occasione per governare e riequilibrare lo sviluppo urbano e territoriale. «Purtroppo il processo, avviato nel 2005, non è privo di contraddizioni e difficili premesse - scrive Emilio Battisti -: per lo Scalo Farini c'è un'evidente discrepanza tra obiettivi molto ambiziosi e carenza di strumenti per raggiungerli». Stesso scenario per lo scalo San Cristoforo: «Il progetto costituisce sostanzialmente un auspicio rispetto al quale non esiste alcuna certezza - sostiene battisti - non solo per l'evidente sproporzione rispetto alle risorse a disposizione, ma soprattutto per l'assenza di una specifica procedura attuativa che possa dare esecuzione a contenuti e proposte».

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