Artigiani, perdite per il 75%. "Adesso il tempo è scaduto"

L'allarme del presidente di Confartigianato Massetti: "Ora riaprire il settore benessere e velocizzare il credito"

Sono stati fatti sacrifici enormi, ma ora il tempo è scaduto. Gli artigiani non solo vogliono, ma devono tornare a lavoro. E velocemente, per non rischiare di trasformare i sacrifici in un'ecatombe di attività economiche. «Aspettiamo di poter tirare un sospiro di sollevo, di avere un po' di ossigeno - spiega il presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti - ma ci sono interi comparti in profonda crisi, a partire dal benessere». Fra acconciatura ed estetica in Lombardia operano 26 mila imprese, l'84% artigiane, che danno lavoro a 53 mila addetti. Stimano una perdita da marzo a giugno di 287,7 milioni, con ripercussioni devastanti: è a rischio il lavoro di 11 mila addetti.

Parrucchieri, barbieri, estetisti sono quelli più in difficoltà, anche perché la loro prospettiva è di restare bloccati per un altro mese. Per questo l'appello è per far ripartire il settore il 18 maggio. Altro comparto in tremendo affanno è quello legato alla casa, indotto di edilizia e piccola edilizia. Lavori e lavoretti, imbiancature, migliorie: tutte rimandate, forse a mai più. Si è salvata solo l'idraulica, che ha continuato a lavorare.

Le imprese artigiane e le micro-piccole attualmente chiuse sono il 75,1%: il 62,7% per le misure istituzionali e il 12,4% per scelta. Il restante 24,9% continua in tutto o in parte l'attività. Il 10% delle imprese aperte ha diversificato la produzione per realizzare dispositivi medico-sanitari o di sicurezza, una su 5 si serve di canali alternativi di vendita (domicilio o e-commerce). Il panorama comunque è terrificante. A marzo, intervistando 3.700 medie e piccole imprese, Confartigianato ha rilevato un calo del fatturato del 63,5%. Per aprile le imprese stimano un calo dei ricavi del 72,3%. Nel bimestre si parla di una riduzione dell'11% del fatturato annuo.

«Abbiamo resistito come si può resistere in guerra - spiega Massetti - abbiamo preso il mensile, o magari invece di tre ne abbiamo tirato fuori uno da far bastare per tutti. Se questo è resistere lo abbiamo fatto, come nei periodi di guerra e coprifuoco, con enormi sacrifici. Abbiamo fatto i bravi padri di famiglia, che tagliano per poter sopravvivere». Gli artigiani hanno tirato la cinghia, insieme alle loro famiglie, e lo hanno fatto con convinzione, perché non sono estranei al dramma che hanno vissuto le loro città e la Lombardia. «Io abito vicino a Orzinuovi - racconta Massetti - abbiamo ben presente l'emergenza sanitaria, ci teniamo alla nostra salute, siamo consapevoli di tutto e certi di lavorare in sicurezza. Non a tutti i costi, con un occhio alla diffusione del contagio».

Confartigianato chiede che il settore benessere possa riaprire il 18 maggio. «Siamo impazienti già da due settimane - rivela Massetti - pensavamo che si potesse riaprire con precauzioni. Andare al 4 maggio è una mazzata, e lascio immaginare cosa significhi una scadenza ancora molto più lontana per parrucchieri, estetisti e toelettatori. Sono disperati all'idea di dover stare chiusi ancora un mese. Ci sono dei problemi anche con i codici Ateco, che sono vecchi. Potete comprendere quanta urgenza ci sia, anche perché c'è il fenomeno del lavoro nero e abusivo. E quando un ministro dice che occorre aiutare anche quelli che lavorano in nero, fra noi imprenditori onesti che paghiamo tutto, siamo controllati su tutto, abbiamo tolto ogni dubbio con le fatture elettroniche, a tanti viene da dire chiudo la partita Iva e lavoro in nero».

Poco meno di 9 imprese su 10 necessitano di un sostegno alla liquidità aziendale e l'importo medio indicato è 62 mila euro. Il 55,1% ha avanzato almeno una richiesta alle banche. In prevalenza sono state chieste moratorie (64,5%) e consulenza (59,7%) mentre è crollata la domanda di credito per investimenti. Nell'arco di 6-12 mesi, 5 piccole imprese su 10 prevedono un recupero della normalità aziendale, graduale ma completo, mentre per 4 su 10 il recupero rimane parziale. Confartigianato chiede soprattutto di velocizzare le pratiche di accesso al credito. «Abbiamo bisogno di velocità - spiega il presidente - certo 400 miliardi sono molti ma noi avevamo chiesto prima indennizzi, girati sui conti a fondo perduto, e poi prestiti attraverso le banche. Inoltre dovevamo avere lo 0,2 di tasso e stiamo riscontrando il 2%. Capisco che anche le banche sono imprese come noi, ma perché non servirsi dei confidi? L'incertezza è totale ma sulle nostre spalle graverà l'onere di far ripartire tutto, l'economia di questo Paese sarà distrutta».

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