Busto col fiato sospeso: sono due le persone morte per la legionella

Una 86enne è deceduta ancora prima del 78enne cardiopatico scomparso venerdì

Busto col fiato sospeso: sono due le persone morte per la  legionella

I morti di legionella a Busto Arsizio sono ufficialmente due. Sì perché la cosiddetta «prima» vittima del contagio dichiarata venerdì sera - giorno dell'annuncio formale da parte di Regione Lombardia dell'esistenza dell'insidiosa emergenza sanitaria nella cittadina del Varesotto - è un uomo di 78 anni residente nel quartiere San Michele, nella zona nord-ovest della città (dove si sarebbe sviluppato il focolaio e tuttora tenuta sotto stretto monitoraggio) deceduto giovedì a causa di un violento infarto, ma che comunque nel mentre aveva contratto il batterio.

Ma ancor prima della cosiddetta «vittima numero uno» annunciata dalle autorità regionali, ci sarebbe infatti un'altra donna nella cittadina del Varesotto che sarebbe morta addirittura mercoledì. Si tratta di una 86enne residente in un'altra delle zone «incriminate» della cittadina - il rione San Giuseppe - e come ci ha confermato il sindaco Emanuele Antonelli a sua volta informato dalla direzione dell'ospedale di Busto - passata a miglior vita a causa di non ben note «gravi patologie pregresse», ma che comunque, nel frattempo, probabilmente proprio per le sue precarie condizioni fisiche, si sarebbe anche ammalata di legionella.

Come accade per il Covid-19, infatti, anche questa malattia «invisibile» si manifesta più spesso in soggetti con un sistema immunitario già compromesso. E quindi con un'età superiore ai 40 anni, che soffrono già di malattie cardiovascolari, insufficienza renale o abbiano contratto un tumore, malati di diabete, grandi fumatori o persone che abusano di alcool.

Finito, si spera, il conteggio dei decessi, resta però grande preoccupazione per tutti gli altri casi di legionella, per lo più individuati nella zona di «Madonna Regina», ovvero quindici persone, di cui 11 uomini e 4 donne, tra i 56 e i 92 anni e che vengono considerati tuttora «in osservazione» anche se al momento nessuno di loro da sabato si trova più in ospedale bensì tra le mura della propria abitazione.

L'emergenza pare sotto controllo anche se la situazione non può che restare molto critica a Busto. Da venerdì notte infatti c'è una città intera sprofondata nel terrore e non solo per la diffusione improvvisa della legionella, ma anche per l'imprecisione delle informazioni che emergono di volta in volta sul contagio da fonti più o meno autorevoli. Interrogativi (e timori) a non finire ha suscitato inoltre l'allarme lanciato su alcuni profili Facebook da residenti di Busto che pare da oltre una settimana lamentassero l'esistenza di casi di legionella.

Quando infatti qualcuno scrisse sui social di propri conoscenti ricoverati per legionella e le segnalazioni non vennero considerate degne di interesse neanche da fonti del Comune - in quel momento all'oscuro di tutto e quindi pronto a smentire - pare che fu proprio il successivo tam tam a spingere l'Ats, quindi ancor prima della comunicazione ufficiale della Regione di venerdì notte, a ispezionare la città e a cominciare a fare i primi accertamenti.

È proprio per questa ragione che in queste ore sulla vicenda si starebbe muovendo anche la Procura di Busto che, non informata dai vertici di Ats in tempi considerati «ragionevoli», avrebbe adesso tutta l'intenzione di vederci chiaro.

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