«Così farò diventare più bella l'Accademia»

La neopresidente di Brera: l'istituzione deve crescere, valorizzare pure le sedi decentrate

Antonio Bozzo

Non è un colpo di scena teatrale, perché la sua nomina è stata decisa in estate, ma il fatto che Livia Pomodoro da domani sarà sulla poltrona più importante dell'Accademia di Belle Arti a Brera certo incuriosisce e fa ben sperare sulle sorti dell'istituzione meneghina che (è parere di molti) ha perso smalto.

«Sono al servizio della città. L'Accademia di cui sarò presidente per tre anni è una struttura importante, carica di storia gloriosa. Non nascondo che governarla mi dà qualche apprensione. Ci sono tante cose da fare».

Da dove comincerà?

«Da viale Umbria, ci sono spazi da sistemare che possono ospitare laboratori e altro, anche con attenzione alle nuove tecnologie. L'Accademia ha bisogno di crescere, di diventare più bella».

Si è discusso per anni se traslocare da Brera. Non è sua intenzione, vero?

«Voler spostare l'Accademia è stata una battaglia di retroguardia. Brera è nel cuore della città, sarebbe una vergogna se non fosse più nella sede storica. Ma bisogna razionalizzare per crescere».

Sa già dove toccare?

«Non ho la bacchetta magica, ma non voglio strappi. Credo che la strada giusta sia condividere con i docenti e anche con gli allievi. Lasciatemi lavorare, mi pare di aver dimostrato che non mi tiro mai indietro».

Lei prende il posto di Marco Galateri di Genola. Gli ha chiesto di dare una mano?

«Galateri è una degna persona, spero che collabori, abbiamo bisogno della sua esperienza».

Si aprirà all'estero?

«L'Accademia è già una finestra verso il mondo. Ho appena parlato con un nostro docente che terrà un corso in Cina, e ci sono rapporti con il Giappone. Ma penso anche alle sinergie interne, con la Pinacoteca, che tutti conoscono».

Non teme che il nuovo incarico le rubi tempo per il teatro?

«No. Forse sono infaticabile, ma è appena iniziata la nona stagione che dirigo al Noh'ma, il teatro di via Orcagna fondato e diretto da mia sorella Teresa fino alla sua morte, nel 2008. Stasera seconda replica di Compleanno, spettacolo che Enzo Moscato dedica al drammaturgo Annibale Ruccello, scomparso giovane nel 1986. Poi, il 23 e 24, ospiterò il Teatro Avenida di Maputo. Tutti spettacoli gratis, nello spirito del servizio al pubblico».

Giurista, ex presidente del Tribunale, ai vertici di un'accademia artistica. Come si può definire Livia Pomodoro?

«Forse sono una teatrante a tutti gli effetti. Mi piace mettere in scena, davanti a me, la mia vita. Che è uno spettacolo operoso».

Qual è la forza del teatro?

«Che non ha mai una fine. È l'unico modo - se non proprio l'unico è tra i più efficaci - per far vivere idee e programmi nel mondo. Il teatro continua oltre le persone. Per questo sono felice di proseguire il lavoro di mia sorella Teresa. Con il nostro concorso teatrale aperto anche all'estero abbiamo già coinvolto 44 ambasciate e messo insieme una giuria di prim'ordine, con nomi come Lev Dodin ed Eugenio Barba. Ricordo che il 30 novembre si chiude la possibilità di partecipare alla prossima edizione».

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