«Per curare le periferie ho inventato l'orchestra-terapia»

«Per curare le periferie ho inventato l'orchestra-terapia»

Note e ritmi per «curare» il silenzio, quello brutto dell'incomunicabilità, fra persone, nelle scuole, nei quartieri di periferia e non. Ora per affrontare e colpire quella barriera che a volte divide più del cemento c'è un'arma in più: l'orchestra-terapia, un nuovo sistema ideato da Alessandro Sacha Caiani, 40 anni, jazzista-musicologo ed esperto di metodi per combattere il disagio con l'arte dei suoni.
«L'idea - spiega il musicista che ha appena pubblico il cd d'avanguardia Die Kupplung Lassen - mi è venuta anche con le esperienze fatte nelle scuole, dove non è raro trovare barriere di tipo sociale e linguistico». Scolari cinesi o sudamericani che fanno fatica a integrarsi, studenti chiusi con alle spalle storie familiari difficili, atmosfere da bullismo ed emarginazione. Non mancano situazioni dove il metodo può incidere, attraverso un percorso accessibile a tutti; infatti non serve saper suonare uno strumento. «Per formare un “ensemble” lavoro con almeno sette/otto soggetti - spiega -. L'approccio più immediato è quello percussivo; vengono usati strumenti immediati come lo xilofono e i tamburi, poi la voce, che può diventare un mezzo assai liberatorio». Il percorso si completa in più sedute: nella prima è vietato parlare, si improvvisa liberamente e basta, dal secondo incontro «si lavora sui primi segnali di relazione», spiega l'orchestroterapeuta. Dal terzo appuntamento in poi «si aprono tutte le possibilità». Per arrivare alla «guarigione» ci vogliono almeno otto laboratori.
Il metodo gira nelle scuole milanesi e dell'hinterland, «lo abbiamo messo in pratica in una elementare di Paullo - racconta -. A volte non usare la parola è molto più efficace per avvicinarsi; con le note e il ritmo certe resistenze pure tra gli adulti cadono più facilmente».
Caiani ha in mente di lanciare la sua idea nella Chinatown milanese, Paolo Sarpi e dintorni: si è già mosso per prendere contatti utili col quartiere. Ci potrebbe essere uno sbarco sul palcoscenico del teatro del Vigentino. Ma tutto questo non si ispira in qualche modo al celebre metodo Abreu?
«Il mio non è un discorso per far avvicinare la persona alla musica - replica -, ma un percorso di crescita emotiva e relazionale che non presuppone la conoscenza o lo studio di uno strumento o di uno spartito». Metodi diversi ma non distanti perché le finalità sono parenti, sebbene alla lontana. Giusto per ricordare: il sistema del venezuelano José Antonio Abreu (detto el sistema) diventato famoso e imitato in diverse parti del mondo, ha strappato dalla strada migliaia di ragazzini, fondato scuole e orchestre. Una straordinaria avventura nata nel '75 e raccontata anche in Italia dalla giornalista Ambra Radaelli nel libro La musica salva la vita. Ma la musicoterapia ha tanti volti, a Milano per esempio opera pure il centro «Esagramma», dove si affronta il disagio psichico e mentale.