Ed ecco la vendetta che il sindaco ha consumato fredda

Qualche mese fa sembrava tutto programmato. Una candidatura a Roma per Stefano Boeri e un distacco meno traumatico da Giuliano Pisapia. E, soprattutto, un Pd lombardo felice di mandare altrove un «rompiballe» come in sintesi letterale i suoi colleghi in consiglio amavano apostrofare l'Archistar. E invece nulla di tutto questo. Boeri, invece, di andarsene a Roma non ne aveva affatto voglia. E non ne ha fatto mistero fin dall'inizio, sconfessando di fatto i vertici milanesi del Pd. Complice la sconfitta elettorale in Regione, scatta così la resa dei conti. Per farlo Pisapia si appoggia sull'ambizione del capogruppo a Palazzo Marino Carmela Rozza, da sempre ostile a Boeri e scalpitante all'idea di poter fare finalmente l'assessore. L'obiettivo è di rimescolare le carte e lasciare comunque al partito di maggioranza una poltrona. L'unico che prende le difese dell'ex assessore è Pippo Civati, neoparlamentare Pd, che con amarezza commenta «è un brutto segnale, Milano perde un uomo di valore». Inutile cercare altre prese di posizione, nessuno si espone in suo favore. Su Boeri inoltre pende l'accusa, negli ambienti vicini al sindaco, di non aver fatto nulla o quasi per la candidatura di Ambrosoli o per meglio dire di Lucia Castellano ex assessore di Pisapia e candidata nella lista civica del figlio dell'Eroe Borghese. L'obiettivo del sindaco era quello di farla diventare assessore per rafforzare il suo potere ed estenderlo anche al Pirellone. In fondo non sarebbe stato difficile perché proprio Pisapia è l'artefice della candidatura di Ambrosoli tanto da aver appiattito Sel Lombardia su posizioni che finiscono per dilaniare più che a unire. Boeri rimane a guardare e, al di là delle frasi di circostanza e di un paio d'incontri, non si fa vedere granché. Ma dalle urne esce tutt'altro. E la bocciatura fa più male a Palazzo Marino che nella sede regionale del Pd. All'indomani della sconfitta l'Archistar compie un grossolano errore politico, si lascia andare a commenti non particolarmente simpatici verso la sua unica ancora di salvezza: «Il Pd dovrà aprire una riflessione molto seria per capire come invertire questa strada e al partito è mancato qualcosa». È la sua condanna. Superato così facilmente l'ostacolo del Pd, Pisapia si muove con facilità per far fuori il rivale e gettargli un po' di fango addosso. Insieme a quella che, per uno come Boeri, rappresenta l'onta peggiore: far inaugurare le sue mostre da un altro, un emerito sconosciuto per giunta.