Furti negli ospedali: gli agenti vanno in corsia

Punti di sorveglianza e telefoni collegati alla questura per denunciare reati o aggressioni

Furti negli ospedali: gli agenti vanno in corsia

«Sapete cos'è inaccettabile per me? Che qualcuno venuto a Milano appositamente per farsi operare o comunque curare possa essere derubato della collanina o del poco denaro che tiene nella sua camera d'ospedale. Per questo è necessario essere chirurgici per migliorare la sicurezza e la sua percezione nelle strutture ospedaliere di eccellenza, frequentate da pazienti provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa».

Al questore Marcello Cardona il gioco di parole (chirurgico-ospedaliere) ieri deve essere sembrato più che appropriato. Sarà infatti una sicurezza «su misura», ritagliata secondo le specifiche necessità o emergenze del momento - in quel determinato pronto soccorso o nella specifica corsia del reparto o padiglione di un preciso ospedale - quella che attende la sanità milanese dopo l'incontro «storico» (il primo in Italia) avvenuto ieri in Regione. Dove la polizia, con i rappresentanti di tutti i commissariati competenti sul territorio per le varie strutture ospedaliere pubbliche e private milanesi (ma anche dell'ospedale di Sesto San Giovanni, del Nuovo ospedale di Legnano, del Bassini di Cinisello e del San Gerardo di Monza) hanno incontrato insieme a Cardona il direttore generale del Welfare del Pirellone Luigi Cajazzo e tutti i direttori generali dei nosocomi per quello che il governatore Attilio Fontana e l'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera hanno definito «l'inizio di un percorso di intenso dialogo e di ferma collaborazione». I cui esiti saranno resi noti prima di Natale quando si deciderà quando, come e perché. Magari creando contatti preferenziali, ma soprattutto immediati, tra le guardie giurate che lavorano nei nosocomi e i referenti dei commissariati di zona o delle compagnie dei carabinieri di quell'area. Oppure, come ha sottolineato ancora Cardona, realizzando i cosiddetti «punto a punto», telefoni direttamente collegati con la centrale operativa della questura per segnalare reati commessi tra le corsie - ad esempio nei casi di aggressione al personale - ma anche per allontanare quei senzatetto che hanno fatto degli scantinati ospedalieri o delle sale dei pronto soccorso la loro stabile residenza notturna nuocendo in qualche modo ai pazienti e alla funzionalità della struttura. O ancora, perché no, attivando videosorveglianze tradizionali o wireless nelle Aziende territoriali sanitarie (Ats) e colonnine Sos, chiedendo quindi la collaborazione dei poliziotti in pensione, dell'associazione dei carabinieri in congedo e dei City Angels, come ha proposto con il solito pragmatismo l'assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.

Fontana ha ringraziato il questore Cardona «per la grandissima disponibilità a un incontro che segna la nascita di un nuovo modello di sicurezza dentro le strutture ospedaliere». «Si dovranno fare proposte confacenti alle esigenze dei singoli pronto soccorsi - ha concluso il presidente della Regione - ma quello che decideremo di fare contribuirà a risolvere i casi di criminalità negli ospedali. Fatti che ci preoccupano enormemente e ai quale vogliamo rispondere con concretezza».

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