I farmacisti lasciati soli contro l'epidemia da Covid-19

Abbiamo intervistato il Dottor Ludovico Sergent-Marceau, titolare della farmacia "Minerva" di via Crema a Milano, che denuncia la carenza di protezioni fornite dalle istituzioni a professionisti e collaboratori

L'esplosione dell'epidemia da Covid-19 non ha soltanto stravolto totalmente la vita di milioni di persone, ma ha anche catapultato alcune categorie professionali in prima linea e non senza enormi rischi, come dimostrano i numerosi casi di contagio tra medici e operatori sanitari e purtroppo anche con diversi decessi, in particolare nelle zone dei focolai.

Tra gli operatori sanitari a rischio infezione ci sono anche i farmacisti, spesso impropriamente indicati come "fortunati" in quanto, a differenza di altri, la propria attività commerciale non è stata danneggiata dall'epidemia, ma è realmente così? Ne abbiamo parlato col Dottor Ludovico Sergent-Marceau, titolare della farmacia "Minerva" di via Crema 17, a Milano.

Dottor Marceau, com'è la situazione nella vostra zona per quanto riguarda l'epidemia?

A livello generale, che io sappia, qui in zona abbiamo avuto il caso di un medico che è stato contagiato dal Covid-19, mentre di altri contagiati non ho avuto notizia e quetso mi fa gelare ancor di più il sangue nelle vene perchè potenzialmente ogni giorno potrebbe transitare qualcuno che sta covando la malattia. Per il resto, pochissima gente in giro, prevalentemente con i cani.

I farmacisti sono spesso visti come "fortunati" perchè sono tra i pochi che possono continuare a lavorare e a guadagnare in periodo di epidemia, ma è veramente così? Come stanno le cose?

Non proprio. Abbiamo visto un calo delle vendite, le spese le continuiamo ad avere e paradossalmente è aumentato il tempo dedicato alla mutua perchè il cliente deve rimanere lì tanto tempo in quanto per le ricette mediche vengono inviati i codici su telefonino, in modo che il paziente non debba andare in ambulatorio; questo comporta che noi dobbiamo inserire ogni volta i codici, anche di cinque o dieci ricette, noi dobbiamo reperirle e stampare. In generale poi la gente è più propensa a limitare gli acquisti a pochi beni legati all'emergenza epidemia (tachipirina, disinfettanti ad esempio), che però scarseggiano e anche noi facciamo gran fatica a reperire, come nel caso di alcool e mascherine, ormai introvabili. C'è tensione, paura, il cliente si ferma in negozio il meno possibile perchè vede la farmacia come luogo di possibile contagio, quindi prende quello di cui ha bisogno e "fugge". Alcuni poi vengono qui perchè stanno male e chiedono medicinali.

E questo è un problema di non poco conto perchè rischiano di espandere le infezioni, no?

Certo! Se non si sentono bene vengono da noi, non vanno dal medico di base; tentano di chiamarlo, ma il medico è occupato; se hanno la febbre, il medico gli dice di chiamare il 112 o il 1500 e di farsi fare un tampone, ma di non andare in ambulatorio, specialmente se si ha la febbre. Questo è quello che ci riferiscono i pazienti. Magari le persone non hanno tachipirina, termometri (che sono scarseggiati fino a poco tempo fà) e vengono a comprarli. Vogliono l'ossimetro, ma non ci sono, non arrivano.

Voi chiaramente avete bisogno di tutele per poter lavorare in sicurezza visto che, in quanto operatori sanitari, siete in prima linea come medici e infermieri. Lo scorso 25 febbraio erano già emerse grosse difficoltà per quanto riguarda le forniture di dispositivi prottettivi che potessero permettervi di lavorare in sicurezza. Da un mese a questa parte è cambiato qualcosa?

No! A livello di protezione, le mascherine, fondamentali per proteggersi, non ci arrivano. Io ho chiamato la mia associazione, intorno alla seconda settimana di marzo, per sapere se era servito a qualcosa l'appello fatto dal presidente del nostro sindacato, Marco Cossolo, al Ministro della Sanità Speranza l'11 marzo, per richiedere mascherine. Mi hanno detto che non sapevano nulla e mi hanno dato il contatto di un'azienda brianzola contattata da alcuni colleghi che aveva messo in atto un progetto per poter sopperire alla carenza di mascherine, ma il 13 marzo quest'azienda mi ha scritto che dalla mezzanotte di quella data, fino al 18 di marzo, non sarebbero uscite mascherine dalla fabbrica se non per andare alla Protezione Civile, secondo quanto disposto dallo Stato; dopo il 18 avrebbero poi ripreso a inviarle gradualmente ai grossisti. Tra l'altro mi accorsi poi che le mascherine in questione erano quelle a panno, con due fori per le orecchie, prodotti problematici, come riferito da alcuni clienti che avevano provato quel modello, perchè tendono a non fissarsi bene, quindi ho comunque preferito lasciar stare. Ho tra l'altro sentito un'altra farmacia qui della zona e anche loro non hanno protezioni di alcun tipo. Il 20 marzo c'è stato un ulteriore appello di Cossolo, in concomitanza con la prima vittima tra i farmacisti, chiedendo nuovamente dispositivi protettivi per titolari e collaboratori in quanto è necessario tutelare la loro incolumità, affermando che "il contagio di un collega comporta il venire meno di un importante punto di riferimento per i cittadini". Lo scorso 22 marzo alla trasmissione "Mezz'ora in più" c'è stata l'intervista al Commissario all'emergenza, Domenico Arcuri, dove dichiara di aver distribuito milioni di mascherine :Fino a cinque giorni fa distribuivamo un milione di mascherine al giorno. Ieri ne abbiamo distribuiti tre milioni. Nella prossima settimana contiamo di riuscire a incrementare ancora maggiormente questa dotazione. Ci servono novanta milioni di mascherine al mese. Abbiamo attivato tutti i canali ottenendo ogni possibilità per riuscirci". Cosa dichiarata anche al Tg1 tra l'altro. Purtroppo però di queste mascherine non se ne sa nulla. Noi non abbiamo ricevuto nulla e neanche le altre farmacie con cui ho parlato. Io le pochissime che ho avuto a disposizione le ho immediatamente rese disponibili ai miei collaboratori; mi è capitato anche di regalarne alcune a dei malati oncologici della zona che ovviamente sono sulla lista preferenziale. Una di loro mi ha raccontato che in ospedale le hanno dato solo i guanti, niente mascherina. In farmacia io ho tra l'altro messo dei teli di plastica abbastanza spessi, fatti calare dal soppalco, per separare il retro-banco dall'area clienti, con foro per il passaggio di prodotti e ho fatto anche un video che ho messo nella pagina Facebook della farmacia. Le mascherine per uso personale devo invece farle fare a mia mamma con tnt (tessuto non tessuto) e stoffa. Siamo lasciati a noi stessi e non ce l'aspettavamo perchè siamo comunque in prima linea. Veniamo visti come dei privilegiati che continuano a lavorare in piena epidemia, ma le farmacie svolgono un ruolo fondamentale e abbiamo bisogno di essere adeguatamente protetti.

Immagino ci siano poi tutta una serie di "offerte" di mascherine da parte di vari privati, giusto?

Esatto. E' scontato che le mascherine non ci siano neanche per la clientela e molti di loro se la prendono con noi, chiedendoci come sia possibile, ma purtroppo non arrivano. Ci sono poi aziende che propongono stock di mascherine, due delle quali indivuate ufficialmente il 19 marzo dalla nostra associazione, che richiedono il pagamento anticipato di metà della fornitura, mentre altre il pagamento anticipato di tutta la fornitura con consegna a dieci giorni dalla ricezione del pagamento, cosa insolita che non ci ha convinto affatto. In alcuni casi viene specificato che le mascherine spedite potrebbero non corrispondere a quelle mostrate nella brochure allegata. Spesso le mascherine proposte vengono poi vendute a prezzo elevato già dal grossista e diventa quindi difficile proporle poi al pubblico. Abbiamo poi avuto anche strane offerte di mascherine da parte di privati, come ad esempio da alcuni individui dell'est Europa che ci hanno proposto un acquisto. Nel numero 13 del settimanale della Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), in data 25 marzo, è stata pubblicata l'ennesima richiesta di dotare al più presto di protezioni individuali i farmacisti, rivolgendosi al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al capo della Protezione Civile e al Commissario Straordinario per l'Emergenza, mettendo ancora una volta in evidenza come si sia superato oramai da tempo il livello di guardia per decine di migliaia di professionisti e collaboratori che operano quotidianamente a contatto col pubblico. La situazione è molto seria e si spera dunque che vengano prese le necessarie misure nel più breve tempo possibile.

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