I fiori della Lega per chiedere più sicurezza

Rose rosse e fiori colorati infilati nella grata di metallo che chiude Palazzo Marino. Un presidio convocato dalla Lega Nord ieri sera per ricordare i tre morti della strage di Niguarda. Niente striscioni né bandiere aveva chiesto il segretario cittadino Igor Iezzi, un presidio che è filato via così tranquillo che qualche leghista i fiori li ha addirittura comperati dai pachistani che hanno girellato cercando di piazzare gli ultimi mazzi della giornata. Nessuna intemperanza nemmeno contro l'eurodeputato Mario Borghezio che nel pomeriggio era stato contestato a Viareggio dove era arrivato per tenere un comizio che è stato impedito da una cinquantina di giovani che hanno lanciato fumogeni arancioni. Un episodio «grave», ha spiegato arrivando a Milano e «al di là della mia persona rappresenta una grave violazione del diritto della Lega a fare campagna elettorale a Viareggio, dopo i precedenti atti di intimidazioni a candidati e militanti nei gazebo per la raccolta delle firme». Tutt'altro clima in piazza Scala dove arrivano l'assessore Stefano Bolognini, il capogruppo Alessandro Morelli, Max Bastoni, Paolo Bassi e oltre a Borghezio prende il megafono il segretario della Lega lombarda Matteo Salvini. «Siamo qui - dice - per ricordare chi una mattina è uscito di casa per andare a lavorare e non è più tornato. Ma anche per chiedere più sicurezza». Una polemica con il Comune che non s'acqieta. «Se fossi stato Pisapia - attacca Salvini - mi sarei risparmiato di andare ai funerali». Non solo. «Lui è stato il peggior sindaco che Milano abbia avuto dal dopoguerra». Ma con questo nulla giustifica la lettera di minacce ricevuta. «A Pisapia - assicura Salvini - tutta la nostra solidarietà umana, perché le idee si combattono con le idee e non con la violenza. Ma a Pisapia nessuna solidarietà politica». Applausi. «Dice che Milano è sicura? - alza la voce una donna - Lasci a casa la scorta e provi lui ad andare sulla 91 di sera. O a fare il biglietto in stazione Centrale. Se ne accorgerà».

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