L'allarme: "Con le scuole chiuse aumenta il rischio di abusi"

Mannella (Procura): "Bambini vittime del lockdown. Viene meno la rete di protezione che segnala le violenze"

Un momento «terribile» per bambini e ragazzini maltrattati che avrebbero bisogno di aiuto, ma sono lasciati soli in un contesto che taglia i fili della rete che in tempi normali prova a proteggerli: scuola, educatori, centri diurni, oratori... È Letizia Mannella, procuratore aggiunto e capo del pool fasce deboli, a richiamare l'attenzione sui più piccoli.

«Le prime vittime del lockdown sono proprio loro - sottolinea il magistrato che ha il polso quotidiano degli episodi di violenza su donne e minori -. Se il problema dell'isolamento vale per le donne, che però seppur con mille difficoltà possono recarsi in autonomia in un centro anti violenza, vale a maggior ragione per i bambini. In periodi normali riceviamo molte denunce e segnalazioni da parte di maestre ed educatori in genere che notano un livido o un comportamento insolito in un minore. In questo periodo tali segnalazioni sono crollate, è venuto a mancare il filtro della scuola e della rete di persone che gravitano intorno ai più piccoli. Quelli che vengono maltrattati quindi sono rimasti completamente soli». Una funzione importante quella di sorveglianza e tutela che la scuola ha da sempre e che aggiunge una sfumatura non secondaria al nodo degli istituti chiusi per il rischio contagio. È vero che da noi le scuole sono rimaste aperte fino alla prima media. Restano a casa i ragazzini dai 12 anni in su e inoltre moltissime classi inferiori sono state messe in quarantena a causa dei contagi. Infine i bambini e i ragazzi non cercano appoggio e si confidano solo a scuola, dove un insegnante che li conosce bene può segnalare al dirigente dell'istituto una spia anche piccola di disagio. Ma fanno parte di questa cintura di ascolto e protezione anche animatori, allenatori, operatori e adulti che seguono i bambini nelle attività extra scolastiche. Attività che nell'emergenza sono state tutte sospese. «Attualmente - continua Mannella - ci restano le segnalazioni anonime che arrivano al Telefono azzurro». Parenti e vicini di casa dei bambini maltrattati non denunciano troppo spesso, sottolineano gli inquirenti. Se lo fanno preferiscono la telefonata anonima, che non può essere utilizzata per una indagine formale. Dà però il via a una verifica da parte delle forze dell'ordine. Polizia e carabinieri che controllano il più delle volte constatano che la segnalazione era fondata.

Ieri Telefono azzurro, in occasione della Giornata mondiale dell'infanzia e dell'adolescenza, ha presentato i risultati di una ricerca commissionata a Doxa. Ne emerge che in Italia il 31 per cento dei genitori ha paura che a causa del peggioramento della pandemia i figli non si sentano liberi di vivere serenamente, il 27 per cento che possano contrarre il Coronavirus (la percentuale cresce nei genitori di figli tra 0 e 5 anni) e il 24 per cento che possano subire conseguenze sul piano psicologico.

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