L'Italia cullata dall'infermiera sulla facciata dell'ospedale

La gigantografia al Papa Giovanni XXIII di Bergamo Immagine utilizzata anche dai «carabinieri angeli»

Va detto: i primi sono stati gli ex militari dell'Associazione nazionale carabinieri (Anc) di Chiaravalle centrale, in provincia di Catanzaro. L'illustratore e loro amico Franco Rivolli, di origine veneziana, aveva pubblicato sugli account di Facebook e Instagram una sua opera che ritrae un'infermiera che, con le ali dietro il camice, culla l'Italia, lo «stivale» color rosso. Quei simboli, che ritraggono un Paese fortemente provato in un momento tanto delicato ma anche deciso a rialzarsi, hanno attirato l'attenzione dei carabinieri che hanno chiesto, accontentati, all'artista di condividere l'immagine. Da quel momento le adesioni sui social sono fioccate. E l'immagine ha fatto il giro del web. Fino a quando l'Azienda ospedaliera di Bergamo - città fortemente provata dal contagio (solo ieri si contavano in totale 2864 contagiati per il Coronavirus, circa cinquecento in più del giorno precedente) - ha ottenuto dall'artista il permesso di trasformare l'opera in una gigantografia che è stata poi installata in un luogo anch'esso simbolo dell'emergenza, la torre 4 dell'ospedale Papa Giovanni XXIII, nel cuore della città orobica. Accompagnando l'immagine con un semplice messaggio: «A tutti voi...Grazie».

«Grazie a Franco Rivolli che ci ha concesso gratuitamente l'utilizzo della sua opera - dichiarano dall'azienda ospedaliera -. L'immagine, sempre a titolo gratuito, è stata stampata in questo mega formato da Lp grafica. E un ringraziamento va anche al nostro coordinatore infermieristico Luigi Daleffe e al nostro ufficio tecnico che hanno reso possibile questa iniziativa, voluta dalla nostra azienda per ringraziare tutti i nostri operatori per il lavoro straordinario che stanno svolgendo».

Rivolli ha spiegato ancora in un'intervista rilasciata in questi giorni al quotidiano La Stampa che considera gli operatori sanitari dei veri angeli custodi, ma di aver acconsentito affinché l'immagine venisse utilizzata ancora prima dai carabinieri perché ne apprezza il lavoro e l'impegno.

In effetti i militari dell'Arma a Bergamo e provincia in queste ore sono impegnati in prima linea. Nella provincia lombarda ci sono stati diversi problemi con i corrieri nazionali a cui si affidano le case farmaceutiche, per mancanza di lavoratori, in gran parte a casa malati.

«Così, con troppa merce in magazzino, rischiavano il cortocircuito - spiega il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, colonnello Paolo Storoni-. Ci abbiamo pensato noi a distribuire i prodotti trasportandoli a bordo delle auto di servizio».

«Molto di questo materiale, tra l'altro, era proprio per la protezione degli operatori sanitari - conclude Storoni -. Restiamo disponibili nelle strutture sanitarie per alleviare sofferenze alla cura dei pazienti. Cerchiamo di dare, anche in questo modo, il nostro contributo in questo particolare momento di emergenza».

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Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 15/03/2020 - 10:27

Bellissima

marcovenezia

Dom, 15/03/2020 - 13:16

Ai colleghi operatori sanitari direi di non farsi prendere troppo dall'euforia,i rischi colossali che corriamo e facciamo correre ai nostri cari(perchè abbiamo anche noi famiglia,non siamo santi che hanno ricevuto una chiamata divina ma professionisti che fanno un mestiere )non credo riceveranno nulla di più di tanti grazie,non si è parlato neppure di rinnovare il contratto bloccato da anni,quando tutto questo sarà finito e avremo pagato logicamente un grosso tributo di vite,torneremo a essere considerati come eravamo considerati quando servivamo meno!

gjallahorn

Mar, 17/03/2020 - 17:03

Grazie anche alla legione dei lavoratori nascosti, le commesse dei supermercati che ci forniscono il quotidiano, i camionisti che trasportano le merci e la benzina che fa andare avanti le centrali elettriche, gli operai che mantengono in efficienza acquedotti e servizi essenziali e tutti gli altri che devono recarsi sul luogo di lavoro. LA LEGIONE SILENZIOSA.