Minaccia moglie e figlia ma il tribunale lo assolve

Cinquantenne rinviato per 19 episodi e con precedenti si salva al processo

Una accusa ripetuta molte volte non diventa automaticamente una certezza: neanche nel campo delicato delle violenze di genere, dove spesso la parola della vittima è l'unica fonte di prova. Così nei giorni scorsi il giudice Ambrogio Moccia ha assolto un ex marito oggetto di una lunga serie di denunce da parte della ex moglie e della figlia. É lo stesso uomo a cui poche settimane fa il tribunale di sorveglianza aveva rifiutato di applicare una misura di sicurezza, ritenendo che le accuse lanciate contro di lui non fossero sorrette da riscontri sufficienti. E la sentenza nel processo penale va nella stessa direzione: l'uomo viene assolto per insufficienza di prove.

L'imputato, un cinquantenne milanese, era stato rinviato a giudizio per ben diciannove episodi, avvenuti ai danni delle due tra marzo e dicembre del 2016, con i quali avrebbe «cagionato un fondato timore per la loro incolumità, costringendole inoltre ad alterare le proprie abitudini di vita». Si andava da semplici pedinamenti a aggressioni verbali assai violente, «vi ammazzo», «vi scanno», «siete due cadaveri», «vengo a spararvi, troie».

In passato, l'uomo era già stato processato per episodi di maltrattamenti ai danni della moglie: un anno in primo grado, confermato in appello e poi cancellato dalla prescrizione. Quel precedente non era bastato alla Procura della Repubblica per rendere credibili anche le nuove accuse, e il pm aveva pertanto chiesto l'archiviazione del fascicolo. Ma il giudice preliminare Maria Cristina Mannoci aveva inviato l'uomo a giudizio: «Per quanto appaia evidente lo stato di conflittualità esistente tra le parti», e anche se la condanna per calunnia inflitta in passato alla donna «avvalora almeno in parte quanto sostenuto dalla difesa dell'imputato circa l'atteggiamento persecutorio della donna», il giudice aveva ritenuto che per capire davvero cosa fosse accaduto fosse necessario un processo.

Ed il processo, iniziato a febbraio dello scorso anno, si è concluso con l'assoluzione.

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