Nuovi assessori e poteri Maroni: «Squadra fatta Ora avanti fino al 2018»

Sala vice, entrano Gallera e Brianza Un magistrato diventa sottosegretario Il governatore: «Nessuno resta deluso»

Un vicepresidente che subentra a Mario Mantovani (autosospeso), due nuovi assessori, deleghe riviste a un pezzo di giunta, un ex magistrato che diventa sottosegretario del presidente. Sono le novità più rilevanti del rimpasto sancito ieri in Regione Lombardia dal governatore, Roberto Maroni, con i suoi alleati. Un rimpasto importante, che si configura come un «tagliando» finale in grado di proiettare il governo della Regione fino alla scadenza del mandato, nel 2018. Con un ultimo tassello di riempire: la delega alla Sanità, che Maroni terrà per sé fino all'attuazione della riforma appena varata.

Il vicepresidente è ancora un esponente di Forza Italia, si tratta di Fabrizio Sala, che meno di un anno fa era stato nominato assessore e tiene le sue deleghe, importanti: casa, Expo e internazionalizzazione delle imprese. Francesca Brianza, consigliere regionale della Lega, diventa assessore con delega al post Expo e alla città metropolitana, in precedenza seguita da Giulio Gallera, l'altro «promosso», che seguirà reddito di autonomia e inclusione sociale. Per effetto della nomina in giunta, Gallera ha rimesso a disposizione del partito l'incarico di coordinatore cittadino azzurro. Al suo posto è già stato nominato il consigliere regionale Fabio Altitonante.

Nella giunta regionale un altro ingresso significativo: quello di Gustavo Cioppa, magistrato di Cassazione nominato sottosegretario alla presidenza. «Collaborerà con me in tutte le cose, soprattutto sulla sanità» ha spiegato Maroni. Rimodulate le competenze degli assessori Mario Melazzini e Mauro Parolini, entrambi Ncd. Il primo assumerà anche la delega all'università e il suo assessorato concentrerà le attività a sostegno della ricerca e dell'innovazione, assumendo la nuova denominazione di «università, ricerca e open innovation». Parolini coordinerà le politiche a favore delle imprese, diventando «assessore allo Sviluppo economico». Maroni come detto, tiene la sanità, anzi il welfare, «perché - ha spiegato - c'è la riforma da attuare, entro fine anno dovremo nominare anche tutti i nuovi direttori generali, procedere al riassetto e serve la guida del presidente». Il governatore ha anticipato che terrà le deleghe in questione «volendo anche fino al 2018, non è un problema». «È un impegno intenso, lo faccio con entusiasmo», ha aggiunto. Maroni ha anche ammesso che il rimpasto «non è stato facile». «Ci sono state molte fibrillazioni - ha riconosciuto - Alla fine io ho ascoltato tutti e ho deciso. Questo è l'assetto della giunta che per me arriva fino al 2018» ha avvertito. Ma ha precisato che nessuno è deluso: «Forza Italia esce ridemensionata? - ha chiesto - Assolutamente, nessuno esce ridimensionato. A me non interessa il manuale Cencelli. Io guardo la capacità delle persone e il ruolo che hanno le persone, non i partiti, hanno. Così ho deciso». La coordinatrice di Forza Italia Mariastella Gelmini ha confermato: «Siamo soddisfatti per la rapidità con cui si è arrivati a definire la compagine di governo». «Soddisfazione» anche «per la rappresentanza in giunta». «Prendiamo atto delle scelte del governatore» - ha aggiunto - per quanto riguarda la sanità. «I nuovi ingressi in giunta di Forza Italia - ha spiegato - rappresentano un impegno al quale guardiamo con grande responsabilità», «confermando un modello di buongoverno competitivo anche per le Amministrative 2016 che vedranno protagonista Milano».

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