Omicidio Colturani, quella storia infinita tra colpi di scena e fughe

Manca ancora la parola fine sul delitto del 2007. Si è aperto un nuovo processo a Podaru

Sono passati undici anni dalla notte in cui nella bella casa del dottor Marzio Colturani arrivò l'inferno. E la morte del medico - la morte atroce di un uomo legato e imbavagliato fino a soffocare - aspetta ancora giustizia. Della banda di rapinatori che fecero irruzione nella casa di via Comerio qualcuno è in galera, qualcuno fuori, in un valzer di processi frantumati, rinviati, annullati. E ieri si consuma la nuova puntata di questa storia senza fine.

Nell'aula della Corte d'assise d'appello si apre il processo a Adrian Podaru, moldavo come tutta la banda cui la colf dei Colturani - Tatiana, la ragazza di cui si fidavano, che avevano accolto in casa loro - aveva aperto la porta. Podaru era stato condannato in primo grado a ventisei anni di carcere. La Corte d'appello nel 2016 lo aveva assolto, con una sentenza che nell'agosto scorso la Cassazione aveva demolito. Ma nel frattempo Podaru era stato scarcerato. Così ieri si apre il processo a un fantasma, a un imputato che nessuno sa dove sia attualmente, e che in caso di una condanna non sarà facile riportare in carcere ad espiare la pena.

Erano le tre di notte del 13 novembre 2007. Marzio Colturani, ginecologo in pensione, dormiva tranquillo. Nella stanza accanto, dormiva suo figlio Luca: si svegliò di soprassalto, quando i banditi erano già nella sua stanza, lo stordirono a pugni e lo incaprettarono. Nella stanza accanto, il medico veniva legato a una sedia, picchiato brutalmente, imbavagliato. Se ne andarono dopo avere saccheggiato la casa di gioielli, denaro, quadri. Intanto, Colturani agonizzava. Quando il figlio riuscì a liberarsi e a soccorrerlo era troppo tardi.

Il capo della banda era Vasili Coceban, ventun anni: il ragazzo di Tatiana, la fidata domestica di casa Colturani. A febbraio del 2008 i carabinieri arrestarono buona parte della banda, colf compresa. Coceban era scappato per tempo, destinazione Moldavia.

Da quel momento, gli arrestati hanno iniziato ad accusarsi uno con l'altro, a scaricarsi le colpe, e in tutto questo la giustizia si è fatta strada a fatica. Il numero dei partecipanti al delitto si è via via allargato, dai quattro delle prime ricostruzioni si è passati a cinque, poi a sette. La colf Tatiana, condannata in primo e secondo grado, si è vista annullare la condanna dalla Cassazione, e poi ricondannare a 18 anni. Due della banda, Valerio Cociu e Alexander Bunduchi, ottengono chissà perché le attenuanti generiche, la loro pena scende a diciassette anni. Un terzo si impicca in carcere. Un altro, Costantin Petcu, viene catturato e in un memoriale accusa il compaesano Adrian Podaru, arrestato nel frattempo in Spagna. Quando Podaru viene estradato e portato in Italia, li mettono in cella insieme: e Petcu ritratta tutto. Così Podaru viene assolto. Ora il nuovo processo a Podaru, tornato uccel di bosco. Il prossimo 5 marzo, interrogatorio via video al capobanda, Coceban: che è stato catturato in patria, processato e condannato. In Moldavia la giustizia funziona più in fretta.

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