Operai ancora sul tetto Uno dei lavoratori in ospedale per infarto

Era lì sul tetto, insieme agli altri suoi compagni per contestare la decisione della proprietà di chiudere l’azienda, la Esab saldature di Mesero. Poi un malore, gli amici che lo convincono a scendere e a continuare la protesta davanti ai cancelli della fabbrica. E infine la corsa in ospedale. Luigi Crotti, operaio di 56 anni, trent’anni di lavoro nell’azienda che minaccia di mettere in mobilità i suoi dipendenti, viene ricoverato all’unità coronarica all’ospedale di Magenta per un infarto. L’altra notte, il secondo attacco, tanto che i medici stanno pensando se intervenire chirurgicamente. La notizia viene battuta dalle agenzie di stampa solo ieri. «Era qui con noi nel presidio - raccontano i suoi compagni - quando ha detto di sentirsi male e così è stato accompagnato dall’ospedale».
La mobilitazione degli operai era iniziata martedì mattina, quando un gruppo di sei lavoratori era salito sul tetto dello stabilimento dell’Esab, circondati da una spianata di eternit. Mentre davanti alla fabbrica continuava il presidio di altri compagni e dei sindacalisti della zona a sostegno della loro protesta. Ieri l’incontro tra le parti per trovare una soluzione alternativa all’annunciata chiusura dell’azienda e alla messa in mobilità di 85 dei 143 dipendenti. In particolare, i sindacati chiedevano delle misure di sostegno verso la cassa integrazione e successivamente la fuoriuscita dalla ditta. Oltre ad alcune rassicurazioni che l’azienda che acquisterà il sito produttivo garantisca dei posti di lavoro. Risultato: una fumata nera, nulla di fatto. Tanto che a riunione conclusa alcuni lavoratori hanno impedito all’ad, Massimo Impavidi di uscire dall’ufficio e sono dovuti intervenire i carabinieri per accompagnarlo fuori. Il tutto dopo aver saputo che la trattativa non aveva dato i risultati sperati. «Di risolutore non c’è niente - ha detto Walter Montagnoli della Confederazione Unitaria di Base 4 -. La controparte ha avanzato concessioni di tipo economico molto limitate, ma il problema non sono due lire in più o in meno ai lavoratori». Arrivata al terzo giorno, la protesta, promette il sindacalista, «proseguirà fino al raggiungimento di un accordo dignitoso. Comunque siamo lontani anni luce dalle richieste da noi avanzate. Qui è in gioco l’esistenza dell’azienda, e la nostra rivendicazione primaria è e resta il mantenimento dell’attività produttiva».
«Ma l’azienda non ha mai chiuso la porta alle trattative ed è tutt’ora disponibile», ribattono i due amministratori delegati di Esab Italia. La riunione è stata aggiornata per lunedì mattina, mentre fuori il gruppo dei sei operai si preparava a passare la loro terza notte sul «tetto della protesta».