È psicosi da profughi: il caso Montello adesso agita i quartieri

I timori di chi abita vicino alle caserme: "Non vogliamo finire come piazza Firenze"

È psicosi da profughi: il caso Montello adesso agita i quartieri

Si chiama psicosi collettiva e purtroppo tutti ormai sappiamo che cos'è. C'è la specie riservata alle valigie in metropolitana, ai pacchi alla stazione, a innocue shopping bag che costringono gli artificieri a intervenire. L'allarme terrorismo. Ma adesso c'è anche la paura del profugo che diventa vicino di casa. Qualcosa di nuovo e anche di antico: che quel che è accaduto al condominio del quartiere accanto possa materializzarsi sotto il proprio davanzale fiorito.

Parliamo della sindrome caserma Montello. Si moltiplicano le segnalazioni di nuove caserme pronte a essere coinvolte nei piani d'accoglienza del Viminale, anche se al momento non risulta alcun riscontro reale. Probabilmente anche il fatto che l'arrivo dei profughi sia avvenuto di notte, senza la possibilità che i cittadini potessero assistervi, ha circondato l'evento di un'aura oscura e generato nuove ansie.

Gli appelli a spalancare le braccia non mancano, c'è stata anche una festa per i migranti davanti alla Montello. Ma lo stesso Francesco, il papa dei ponti contro i muri, ha invitato a usare «prudenza» nell'accoglienza, così da essere sicuri di poter anche integrare chi viene accolto. L'arcivescovo, Angelo Scola, ha ricordato ancora una volta che «il nostro popolo accoglie», è «generoso», ma che «l'Italia è stata abbandonata dall'Europa». Così, anche in chi ha il cuore il mano, la sindrome Montello non scompare.

È nelle segnalazioni sulla possibilità che nuove caserme vengano aperte ai profughi. Arrivano dalla gente comune. Timori intorno all'Annibaldi di via Saint Bon, vicina a una sede dell'Ordine dei Malta, i cui membri e volontari si occupano di volontariato, assistenza medica, protezione civile. Oppure alla caserma di via Mascheroni, che al suo interno non ospita più molti militari, e già basta il nome della via a comprendere quanto la zona sia residenziale. O altrove in città.

Difficile dirlo persino a se stessi, ma nessuno, o almeno pochissimi, desiderano che la caserma vicina a casa si trasformi in un centro d'accoglienza. Suggestioni e paure reali si confondono, così come legittimi interessi. «Che accadrà del valore delle case?» si sente dire da chi le ha pagate a caro prezzo e ha già visto la bolla immobiliare sciogliersi come un gioco per i bambini. Siamo in mezzo ai discorsi di coloro che possono permettersi una vita agiata, per i risparmi dei genitori o dopo anni di lavoro. C'è chi poi fatica ad arrivare a fine mese e le parole si appesantiscono per la durezza e la fatica di una crisi che non finisce.

La «sindrome della Montello» è anche il timore che diventi violenza, addirittura terrorismo, la disperazione altrui. Dopo la delusione di un viaggio lunghissimo, spesso una fuga dalla guerra, altre volte dalla povertà e dai cataclismi, questo essere accolti senza poter essere integrati è il lato oscuro di una migrazione di massa che sempre più persone vivono come un'invasione.

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