Quando gli ex calciatori vincono la stella in cucina

Quando gli ex calciatori vincono la stella in cucina

La notizia è nascosta tra le righe della recente impalmatura della guida Michelin alle migliori cucine del Belpaese. Tra i ristoranti lombardi che hanno ricevuto la prestigiosa stella dalla «Rossa» figura un locale di Castello Brianza, il «Dac a trà», premiato per la maestria dello chef trentasettenne Stefano Binda. Ma la notizia nella notizia è che ad aprire il locale, quattro anni fa, furono due ex stelle del calcio, Mauro Tassotti e Roberto Donadoni, attuali proprietari. Dalla stella in maglia rossonera a quella dei fornelli il passo non è tanto breve. Il mondo della ristorazione, specie se in veste glamour, da sempre è un territorio privilegiato dagli ex calciatori; in questo caso, però, sarebbe la prima volta che delle star del football italiano conquistano la qualificazione in quella che per la cucina equivale alla Champion's League. Ben fatto. Chissà se il brillante risultato non sia di stimolo anche per gli altri calciatori (ex e non solo) che a Milano e dintorni da tempo si sono lanciati nel mondo del food. Molti i volti cari ai tifosi di ieri e di oggi. Prendiamo il caso dell'indimenticabile bomber Pietro Paolo Virdis, terrore delle aree di rigore degli anni Ottanta. Da dieci anni, il baffuto (e incanutito) centravanti sta dietro al bancone di una enoteca con cucina e negozio con prodotti rigorosamente sardi come lui. «Il gusto di Virdis», insegna che troneggia sulle vetrine di via Piero della Francesca 38, è il regno che condivide con la moglie Claudia, ex allieva dello chef Aimo Moroni. Tra le specialità, in mezzo a prodotti tipici e vini docg, anche ricette che ricordano la sua prima vita, come la «focaccia del bomber», a base di pane guttiau. Da una grande passione, coltivata con cura in nome della tradizione, il Milan della cucina vola verso il pianeta globale rigorosamente fusion e molto glamour: che è poi la stessa differenza che passa dalle «luci a San Siro» in bianco e nero al footbal di oggi, dove in squadra non c'è più neanche un italiano. Ecco allora i ristoranti Finger's e Finger's Garden che vedono tra i soci l'ex centrocampista (e aspirante mister) Clarence Seedorf che con lo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe gestisce uno dei ristoranti giapponesi più affermati e trendy di Milano. I due locali, nelle cui cucine la maestria dello staff di Okabe sforna un menù internazionale che ha totalmente reinventato il sushi, sono spesso meta di personaggi del mondo dello spettacolo, della moda e ovviamente del football. La carrellata dei milanisti «in cucina» spazia anche nell'hinterland e allora eccoci a Gallarate dove l'ex «ringhio» Gennaro Gattuso si è da tempo lanciato nel mondo del food, prima con una pescheria più catering, poi con il ristorante «Posteria San Rocco». Il locale dispone di 60 coperti divisi in due sale, mentre il giardino esterno può accogliere altre 50-60 persone (ma può diventare anche location per feste e matrimoni, fino a 100-120 persone).
E a proposito di stelle, non stanno certo a guardare quelle nerazzurre. Così dopo le scorribande degli anni Novanta (finite male) dell'ex portiere Gianluca Pagliuca costretto a chiudere il suo Tribeca in società con Simona Ventura, a Brera ora spira il vento caldo argentino della coppia Zanetti-Cambiasso che la scorsa estate hanno inaugurato il «Botinero». Stavolta però, prime e seconde vite si intrecciano, non solo perché i due calcano ancora il terreno di gioco, ma anche perché il ristorante argentino è allestito come un vero e proprio «museo del calcio», con esposte le maglie originali e le scarpe indossate dai grandi del pallone di ieri e di oggi. E non a caso il locale è intitolato il «botinero», che in spagnolo significa calzolaio.

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