Rapina con mazze e molotov Scene di guerra in via della Spiga

Cinque banditi svaligiano una boutique armati di bastoni. Poi per scappare si aprono la strada col fumo di una «bomba»

Rapina con mazze e molotov Scene di guerra in via della Spiga

Un colpo portato a termine con grande audacia e perfetto sincronismo da cinque uomini disarmati che assaltano una orologeria di gran lusso nel quadrilatero della moda. In pochi istanti mandano in frantumi a mazzate gli espositori, li ripuliscono dei gioielli e fuggono. Lasciando cadere una molotov per creare un muro di fiamme e potersi meglio dileguare nella confusione. Questo è già il terzo colpo milionario negli ultimi anni, dopo le rapine a Damiani e Scavia che però non hanno portato fortuna ai banditi, tutti individuati e arrestati.

L'ultimo obiettivo, il negozio via della Spiga 19, un ingresso e due ampie vetrate, dove vengono venduti le creazioni di Franck Muller. Enfant prodige dell'orologeria svizzera, crea il proprio marchio nel 1992 a soli 34 anni, diventando subito un punto di riferimento per chi ama le cose belle e preziose. Naturale poi, quando l'azienda si espande all'estero, aprire un punto vendita anche a Milano. Ambiente elegante e ovattato dove si muovono, efficienti e discreti, i commessi. Ieri verso le 18.30 ce ne sono due, un uomo di 47 anni e una collega di 38, intenti a seguire un cliente italiano di 41 anni. In strada si materializza un signore elegante. Suona, la commessa apre, lui entra e rimane qualche istante sulla soglia tenendo la porta aperta. La dipendente gli va incontro per accoglierlo e soprattutto chiudere l'ingresso. Troppo tardi però.

Quattro uomini fanno irruzione, hanno il volto coperto, agiscono in perfetta sincronia, come in catena di montaggio. Il primo armato di mazza manda in frantumi gli espositori, senza fermarsi mentre i complici li svuotano con altrettanta rapidità. Nella confusione il cliente si prende un paio di randellate, non si sa quanto volontariamente. Niente di grave comunque, sarà portato in codice verde all'ospedale con qualche leggera ammaccatura. Il colpo è finito, i banditi hanno raccolto decine di orologi tempestati di pietre preziose, valore centinaia di migliaia di euro, forse milioni. Escono e girano a sinistra e, passata via del Gesù, tirano una bottiglia incendiaria per terra. Si alza una fiammata. Forse solo un diversivo. I cinque uomini proseguono verso via Manzoni dove evidentemente attendono i complici in auto.

Pochi minuti e sul posto arrivano le voltanti. Mentre i primi investigatori prendono le deposizioni delle vittime, altri agenti battono i dintorni palmo a palmo in cerca di qualche indizio. In via del Gesù trovano una borsa con dentro altre tre molotov, poco distante degli abiti mezzo bruciacchiati. Elementi utili, insieme ai soliti rilievi e alle solite riprese delle telecamere, per cercare di individuare la banda. Finora la polizia c'è sempre riuscita: sia dopo il colpo a Damiani il 24 febbraio 2008, sia dopo la rapina a Scavia il 5 febbraio del 2011. E se non c'è due senza tre, anche quelli della Franck Muller non dovrebbero avere scampo. Mentre forse è il caso di ripensare a questa Milano e all'allarme sicurezza lanciato qualche giorno fa dal console americano.

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