Rapine, spaccio e coltellate. La legge delle gang a Milano

Organizzate per etnia, pescano nel degrado sociale. Ecco codici e traffici delle bande giovanili di stranieri

Rapine, spaccio e coltellate. La legge delle gang a Milano

È un mondo a tinte grigie come una giornata di pioggia in città quello delle bande a Milano. Per alcune c'è solo il malaffare, il denaro, la rapida conta delle banconote a fine giornata, l'arida cattiveria di chi non può permettersi nemmeno un piccolo sbaglio davanti all'arrivo di un carico di droga o a un gruppo di prostitute da far lavorare; altre, la maggioranza, quelle composte da giovani stranieri nati qui, celano, neanche troppo bene, una sorta di male di vivere dinnanzi alla luccicante metropoli. Un senso di inadeguatezza e d'inferiorità che spesso diventano così insopportabili da dover essere stemperati nell'alcool, molto alcool, nel quale annegare in uno squallido bar. «Nettare» che si trasforma velocemente in veleno e quindi in violenza, in spregiudicatezza rosso sangue.

Pensando alle gang latino americane, le pandillas, il gruppo diventa una ragione di vita. «Molti giovani pensano di crearsi una nuova vita a Milano, rispetto alle bande che spadroneggiano nei loro paesi d'origine in Centro e Sud America, rispetto ai loro genitori o parenti. Poi, un po' per solitudine un po' perché consci del loro ruolo subordinato in una città come la nostra, finiscono quai sempre con ricercare i connazionali, rotolare nelle dinamiche perverse delle bande, dove ritrovare, a loro modo, dignità e conferme. Ma dove finiscono anche per delinquere» spiegò un investigatore della squadra mobile non molto tempo fa, dopo l'arresto di quel gruppo di giovani hermanos che giravano armati di machete su treni locali, appartenenti alla «Mara», come la chiamano loro, ovvero Mara Salvatrucha meglio conosciuta come MS13. Questi ragazzini, che vivono di spaccio e di rapine in strada, insieme ai Barrio 18 - responsabili a luglio di uno scontro con gli MS13 e dell'omicidio su un autobus in Porta Ludovica di un 18enne albanese che non c'entrava nulla - sono i più giovani tra i pandilleros, ma anche i più spregiudicati e violenti secondo la polizia. Basta pensare che la Mara Salvatrucha è considerata la gang più pericolosa degli Stati Uniti e dell'America centrale.

Bande che esaltano le comuni origini geografiche e dettano regole e comportamenti basati sulla violenza per punire con atti di aggressione fisica i membri che violano i dettami stabiliti ed entrare in conflitto gli altri gruppi per tutelare il proprio onore, sono anche i peruviani Comando che dominano, ma solo numericamente, in via Padova. O i dominicani Trinitario, dominicani inizialmente condensatisi in corso Lodi e viale Brenta, forse i più forti a Milano prima dell'arrivo dei giovanissimi salvadoregni, più propensi a uccidere e pronti ad aggredire anche gli italiani. Sicuramente restano i più tatuati, i più propensi a indossare collane e ornamenti e a «segnare» il territorio con dei simboli particolari su muri e segnali stradali, insieme ai Latin King - Chicago che però ora sono in minoranza.

Altro spessore, altra «cifra stilistica» criminale, quella di comunità straniere ben radicate sul territorio e con un senso di appartenenza molto relativo.

Prime fra tutti le bande di albanesi, che fino a 20-25 anni fa si dedicavano prevalentemente allo sfruttamento della prostituzione su strada e che oggi sono tra i principali artefici del traffico internazionale di stupefacenti, senza però smettere di trarre profitto da lucciole che non esitano a massacrare di botte se non rispettano la parte di marciapiede che è stata loro assegnata.

I criminali romeni la sera si muovono tra viale Monza (zona Pasteur) e passano le giornate con prostitute d'alto bordo in un noto bar di corso Buenos Aires. Ormai sono organizzati in piccoli gruppi che si dedicano principalmente ai furti in casa, alla clonazione di carte di credito e sono ancora legati, come attività remunerativa, allo sfruttamento della prostituzione.

Infine le bande cinesi. Sempre più strutturate, magari composte da soggetti più «legali» formalmente, hanno oltrepassato gli angusti confini di via Paolo Sarpi e dintorni per spaziare un po' in tutta la città, in particolare tra via Mac Mahon e via Imbonati. I reati li conosciamo bene: si va dall'estorsione, allo sfruttamento della prostituzione; dallo spaccio di stupefacenti (in particolare lo shaboo, molto in voga e non troppo caro) ai sequestri di persona.

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