Salvini boccia il sindaco: "Sei moschee in città? Non sono una priorità"

Alt del ministro al piano sui luoghi di culto E sui rom di Chiesa Rossa: stop zone franche

Salvini boccia il sindaco: "Sei moschee in città? Non sono una priorità"

Dal palco della tavolata multiculturale al parco Sempione, giusto una settimana fa, il sindaco Beppe Sala si è definito «l'anti Salvini a Milano». Ha provato a sfidare il ministro dell'Interno, «gli mostreremo che il nostro modello di accoglienza funziona, offriamo un'alternativa a Salvini». E il piano di integrazione della popolazione musulmana secondo Sala parte dalla regolarizzazione di quattro moschee abusive e l'apertura di altre due nuove di zecca in aree che verranno messe a bando dal Comune. Il Piano di governo del territorio che sbloccherà (anche) l'allegato piano delle attrezzature religiose ha già sollevato polemiche. E ieri, protagonista al Festival del lavoro al centro congressi MiCo in Fiera, il vicepremier leghista è intervenuto a gamba tesa sulla questione. Intanto non ha voluto definire Sala l'«anti Salvini». «Io da milanese tifo per la mia città, a prescindere dal colore della maglietta del sindaco - ha risposto -. Da milanese però ritengo che aprire sei moschee non sia una priorità per la mia città». Prima dei ricorsi che sono già stati minacciati dal centrodestra e persino da alcune sigle islamiche il «piano moschee» di Sala rischia dunque di essere affossato dal governo. L'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran ribatte: «Salvini non faccia demagogia, a Milano abbiamo ben chiaro che le nostre priorità sono creare posti di lavoro e riqualificare i quartieri popolari. Poi certo che a Milano è garantito il diritto di culto per tutti i credo come previsto dalla Costituzione, spero la pensi così anche il Ministro dell'Interno».

Salvini è tornato anche sul tema del censimento della popolazione rom, contestato anche da sindaco e assessori dem milanesi. «Vi invito in pausa pranzo - ha provocato la platea del MiCo - a prendere il taxi e andare, possibilmente senza giacca e portafogli, nel campo rom di via Chiesa Rossa, nel Gratosoglio». É una delle aree autorizzate dal Comune. Un campo dove «ad ogni blitz di polizia e carabinieri - sottolinea Salvini - vengono sequestrati gioielli, oro, armi, dove i bimbi non vengono mandati a scuola e le macchine non vengono assicurate. Io voglio solo che a quei bambini vengano venga garantito il diritto a un'esistenza tranquilla che io garantisco ai miei figli. Non voglio che si siano pezzi dello Stato italiano fuori controllo». Pezzi di extraterritorialità in Italia dove «si prende denaro dello Stato, non si lavora, non si mandano i figli a scuola. Non lo permetterò». Negli ultimi giorni Sala ha chiarito che il percorso verso la chiusura dei campi regolari non sarà brevissimo, «iniziamo da quelli abusivi».

E dopo la tavolata antirazzista a cui sabato scorso hanno partecipato circa diecimila persone l'assessore Pd al Welfare Pierfrancesco Majorino lancia ora delle repliche «diffuse» sul territorio, una versione mini di «Ricetta Milano» dove scambiarsi storie e cibi diversi. «Partiremo il 6 ottobre da Casa Jannacci, il centro per senzatetto più grande d'Italia, e poi daremo vita a decine di pranzi e cene in centri anziani, caseggiati, appartamenti privati» riferisce. La consigliera di Forza Italia Silvia Sardone avverte: «Mi auguro che anche questi siano a costo zero per i contribuenti milanesi. Mi assicurerò che sponsor e associazioni non ricevano contributi o favori dall'amministrazione».

Commenti

Grazie per il tuo commento