San Raffaele, salvi i 244 lavoratori

San Raffaele, salvi i 244 lavoratori

Nessuno dei 244 lavoratoti del San Raffaele perderà il posto di lavoro. E saranno reintegrati i 64 dipendenti a cui è già arrivata la lettera di licenziamento. Si chiude così la trattativa fiume tra sindacati e vertici dell'ospedale. Una telenovela cominciata lo scorso agosto, proseguita con ore ed ore di scontri e incriccata per settimane in punti morti che sembravano insormontabili.
Ieri l'ultima nottata di confronti e poi il tanto agognato accordo firmato dall'ad dell'ospedale Nicola Bedin e dai rappresentanti sindacali. Tutti.
Il contratto resterà pubblico e lo spauracchio della conversione a contratto privato, contro cui i sindacati si sono battuti fino all'ultimo, è stata scongiurata. Se da un lato vengono azzerati gli esuberi, dall'altro si procederà con un taglio di alcune voci accessorie della busta paga per un valore complessivo di 9,2 milioni all'anno. In più sarà avviato un piano di smaltimento ferie. Il taglio dei costi comincerà da giugno e prevede l'abbattimento del 50% del superminimo di anzianità, l'aumento dell trattenuta in busta paga da 1,03 a 2,53 euro per ogni pasto e la riduzione di alcune voci extra contratto nazionale di lavoro, dei superminimi individuali (-35%) e dell'indennità infermieristica (-15%). Da gennaio 2013 è stata inoltre introdotta la riduzione del 18% del valore del sistema di incentivi del personale tecnico.
L'accordo arriva a un anno esatto dall'ingresso dello staff di Giuseppe Rotelli negli uffici di Don Verzé. «Finalmente - commenta il vice presidente del San Raffaele Gabriele Pelissero - il progetto di difficile rilancio comincia a dare i suoi frutti». La strada per risanare i bilanci è ancora lunga (solo nel 2012 il debito è arrivato a quota 36,5 milioni) ma da ieri in via Olgettina si respira un clima più sereno e sono stati rimossi gli striscioni di protesta e le tende dei sindacalisti che da settimane campeggiano nel piazzale dell'ospedale.
Ha vinto la linea moderata. Il segretario generale della Fp-Cisl Mauro Ongaro parla di un «accordo migliorativo rispetto all'intesa respinta dal referendum di gennaio, perché non c'è un taglio esclusivamente lineare degli stipendi, ma chi guadagna di più è chiamato ad un impegno maggiore». «Sono stati salvati due obbiettivi fondamentali: il lavoro e la salute» commenta l'assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani. Tanta la soddisfazione dell'assessore al Lavoro Valentina Aprea, dopo la mediazione portata a buon fine dalla Regione Lombardia: «Regione Lombardia ci ha creduto sin dall'inizio, quando in Consiglio ha preso l'impegno di ricominciare la trattativa». A fare la differenza è stata la posizione, più morbida, dell'unione dei sindacati di base che tuttavia lanciano il loro avvertimento: «Nel caso in cui non venga dimostrato il buco nei conti, che ha portato ai licenziamenti, i lavoratori saranno in prima fila per riottenere il salario decurtato».

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