"Se la gente ha paura delle nuove moschee deve essere ascoltata"

L'ex pm esperto in terrorismo e il piano per i luoghi di culto. "Il Comune vigili attentamente"

"Se la gente ha paura delle nuove moschee deve essere ascoltata"

Stefano Dambruoso, il sindaco Giuliano Pisapia è contento per le moschee. Lei oggi è deputato ma - anche in base alla sua esperienza di pm a Milano - condivide questa soddisfazione?

«Voglio essere ottimista sulla buona riuscita del piano. Spero che il Comune, che dovrà occuparsi del diritto costituzionalmente garantito al culto, sia attento. Un fatto che preoccupa la cittadinanza e che è collegato (a volte infondatamente) a fatti internazionali, deve essere tenuto in considerazione. La moschea deve essere un luogo di preghiera».

Tutta l'operazione sarà sottoposta alla prefettura. È una garanzia utile?

«Assolutamente sì, mi pare utile e opportuna la valutazione di un'entità statuale».

Il bando comunale assegna due moschee su due al Caim, realtà che non è considerata fra le più moderate.

«Se sono state assegnate con un bando legittimo è giusto che siano loro a realizzarle, ma il monitoraggio è necessario e la presenza in un'area comunale deve indurre a mantenere anche il dialogo, che non è facile ma, poiché non è stato possibile fare una sola moschea, resta un onere per il Comune».

Avrebbe preferito una sola moschea?

«La grande moschea, per la grande città di Expo, sarebbe stata una testimonianza di questa vocazione importante di Milano. Ma per la conflittualità interna al mondo musulmano non è stato possibile. Deve comunque continuare lo sforzo per far sì che quelle realizzate non siano le moschee di una parte della comunità».

L'albo delle religioni contiene due sigle inserite nelle «black list» di Germania ed Emirati Arabi. Lei ha posto la questione al Viminale. Ci sono stati sviluppi?

«Non c'è stata riposta ma ho personalmente avuto rassicurazioni da fonti governative vicine a quelle tedesche che quella black list non contiene gruppi terroristi in senso tecnico ma gruppi che inseriscono in area di pratica religiosa radicale. Siamo di fronte a un gruppo che in un Paese importante come la Germania ha imposto cautela: gli consentono attività ma monitorata».

I conflitti interni al mondo musulmano sono il frutto di vecchie logiche.

«Gli interlocutori istituzionali da tempo sollecitano una condivisione di tutti i possibili risultati raggiunti dentro il mondo musulmano, che dovrebbe cercare di parlare con un'unica voce. A Milano siamo ancora in una fase diversa. Ma bisognerebbe dare spazio possibile alle anime moderate».

Spera che il centro di via Padova sia recuperato?

«Certamente via Padova, ma anche viale Jenner».

Che però non è considerata moderata...

«Recuperata ai fini di una possibile evoluzione e responsabilizzazione».

Le moschee, in particolare a Lampugnano, suscitano timori fra i residenti e nel Consiglio di zona.

«Questi timori devono essere tenuti in altissima considerazione. La percezione di rischi e pericoli deve essere considerata obiettivo dei politici. Non deve essere sottovalutata. Anzi, deve essere uno stimolo per una presenza del Comune la più attenta possibile».

Come si lega la moschea al fenomeno delle migrazioni di massa?

«Le moschee sono fondamentali nel processo di integrazione, in un fenomeno non più emergenziale ma strutturale, con dimensioni clamorose ed epocali, che l'Italia sta cercando di gestire».

Questi compiti che lei assegna al Comune potrebbero riguardarla in futuro come candidato a Milano?

«Io sono senz'altro pronto a dare il mio contributo a qualunque sindaco dovesse essere eletto, a partire dallo stesso Pisapia. Sono attivo con un'area civica presente anche in Parlamento e stiamo cercando di concretizzare un programma da mettere a disposizione di chiunque vincesse. Su temi importanti, come il dopo Expo, le iniziative per la smart city, l'ambiente. Con grande attenzione agli investimenti e un'occhio particolare alla fiscalità».

Sarà il programma di una lista civica?

«Discutiamo in un'area civica che mette insieme queste presenze civiche. È verosimile che una lista si coaguli intorno a questo progetto che metteremo a disposizione del sindaco che vincerà. Vogliamo garantire le energie migliori a Milano, anche per allontanarci da una sterile contrapposizione fra centrodestra e centrosinistra».

Quindi non farete alleanze elettorali né con il Pd né con il centrodestra?

«Vogliamo mettere insieme chi non si sente rappresentato né dall'area di Pisapia né da un centrodestra salviniano. E dialogheremo con chi lo riterrà utile».

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