Sempre più poveri in città Quattro su dieci sono italiani

Cresciuti del 21 per cento in un anno i senzatetto In aumento (+53%) le richieste di sostegno al reddito

Sono sempre più gli italiani che perdono o non hanno la casa, in maggioranza giovani che, a causa della precarietà, non riescono ad affrontarne i costi. È quanto emerge dal «Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano», presentato ieri nella sede della Caritas Ambrosiana. La situazione è confermata dal Servizio Accoglienza Milanese (SAM), che ha visto un aumento dei senza dimora del 21 per cento rispetto al 2014 mentre la fragilità economica complessiva degli italiani aumenta del 21 per cento rispetto all'inizio della crisi (2008).

«È un dato che fa riflettere. Se nelle periferie non è scoppiata platealmente una guerra fra poveri è perchè i centri di ascolto, le parrocchie e le associazioni laiche hanno tenuto questo tessuto» ha sottolineato Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ammbrosiana.

«Registriamo un calo delle richieste ai centri di ascolto dislocati nella diocesi di Milano (370), il che potrebbe far pensare ad un miglioramento della situazione economica, «in realtà il numero è diminuito - come ha precisato Elisabetta Larovere, dell'Osservatorio Caritas Ambrosiana - perchè molti dei richiedenti erano profughi, oggi gestiti da una rete più vasta di accoglienza».

Tra coloro che si rivolgono ai centri di ascolto la popolazione straniera è maggioritaria, ma a fronte di un calo di questa componente nel 2015 rispetto al 2008 si osserva un aumento di quella italiana rispetto al 2008, anno che fa da spartiacque. Gli italiani assistiti dai centri della Caritas infatti rappresentano il 37 per cento del totale, una cifra che è aumentata del 21 per cento con la crisi, appunto.

«Per quanto riguarda la richiesta di beni e servizi, aumentano le domande da parte degli italiani del 77,7 per cento, mentre scende del 13,9 per cento la quota di richieste avanzate dagli stranieri» ha precisato Larovere, che ha aggiunto che sono sempre meno le persone che chiedono un lavoro (il 56,2 per cento degli assistiti), ma aumentano coloro che un lavoro ce l'hanno, eppure hanno problemi di reddito (che sono passati dal 40,5 per cento al 53,4 per cento). Sono aumentati del 131,9 per cento rispetto al 2008 le domande di sussidi economici. Una cresciuta che riguarda sia gli stranieri (+15,3%) sia gli italiani(+10,7% all'anno in media).

In generale nella «top ten» delle richieste formulate gli alimentari rappresentano ancora un terzo del totale. Dopo la battuta di arresto del 2014 - si legge nel rapporto - nel 2015 le domanda di alimenti, buoni mensa e mensa è aumentata del 4,5% rispetto al 2014 e del 7,4 per cento all'anno rispetto al 2008.

Per quanto riguarda l'universo femminile la quota principale delle assistite è costituita da donne sposate e straniere, per la maggior parte provenienti dal Marocco. Completamente assenti dal quadro filippini e cinesi, due comunità che storicamente non si rivolgono ai centri servizi della Caritas per una loro forma di autosufficienza.

Aumenta però in dati assoluti il numero di italiani uomini presi in carico dai centri, salito al 37%. Nonostante la metà degli assistiti sia in pena età lavorativa (25-44 anni) si è alzata l'età media delle persone che si rivolgono ai centri Caritas: in particolare le persone tra i 45 e i 54 anni sono aumentate di 4 punti percentuali, passando dal 19,5 pert cento al 23,2 per cento, quelli tra i 55 e i 64 anni sono saliti dall'8,4 per cento al 12 per cento.

MBr

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