La sinistra sta coi writer «No ai super processi»

Per la prima volta una banda accusata di associazione a delinquere e da Sel subito piovono critiche sulla nuova linea dura della giunta

La sinistra sta coi writer «No ai super processi»

La giunta Pisapia va in cortocircuito. «La gang dei graffitari a processo come le bande vere» titolava ieri il Corriere della Sera. La polizia locale e l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli hanno deciso (finalmente) di usare il pugno duro contro chi deturpa muri e monumenti della città con scritte e tag. Dopo tante polemiche contro l'ex vicesindaco di centrodestra Riccardo De Corato, che della lotta ai writers aveva fatto una missione, adesso anche il centrosinistra corre ai ripari.

Ripulire i muri imbrattati ha pure un costo altissimo per le casse del Comune. Che ha dichiarato guerra legale ad una banda di sei graffitari tra i 19 e 24 anni, la prima a finire sotto processo per associazione a delinquere. Ciascuno ha la propria firma - da Nied a Zed o Caos - e si nascondono dietro la sigla collettiva «Asd», che spargono con la vernice fresca su saracinesche, muri, statue.

Potrebbe essere la prima di una lunga serie di processi di questo genere, visto che i ghisa del Nucleo decoro urbano hanno già schedato e riunito in un fascicolo circa 300 bande organizzate di writers, si parla di almeno mille ragazzi. Si procurano le bombolette - le «armi» - per commettere il reato, agiscono spesso in gruppo. Associazione a delinquere. Granelli ammette che è «uno strumento importante per aumentare il senso di responsabilità rispetto ad azioni troppo spesso sottovalutate».

Una lettura che ha fatto infuriare Sel. «Scrivere sui muri è reato, per la precisione deturpamento - premette il consigliere Mirko Mazzali che è anche presidente della Commissione Sicurezza -. Da tempo, quando il reato riguarda un bene di proprietà comunale, la costituzione di parte civile del Comune ha portato gli autori a svolgere un lavoro socialmente utile invece della sanzione penale, con questi servizi il reato si estingue».

Contestare il reato di associazione a delinquere per il consigliere di sinistra «è profondamente sbagliato, non solo dal punto di vista giuridico (lo deciderà un giudice) ma certamente su come affrontare il fenomeno». Non c'è bisogno, dice, di «mostrare i muscoli» ma «far capire che sono reati e poi far risarcire il danno. Dopo che gli imputati si sono presi magari 3 anni, come chi viene corrotto, dobbiamo essere soddisfatti?».

Condivide il collega consigliere di Sel Luca Gibillini, che non cita sindaco o assessore - da cui dipendono i ghisa - ma solo vigili e magistratura: «É assurdo inventarsi nuove forme repressive per difendere i muri, nessuno vuole un mondo di delinquenti ma rendendo ogni reato gravissimo lo si fa». Meglio «lavori socialmente utili e pene alternative».

Su Facebook qualche cittadino apre gli occhi ai buonisti: «La mia casa - spiega una milanese - è sul passaggio di ogni corteo verso San Vittore e i nostri muri sono imbrattati in continuazione. Una volta che li avevamo appena fatti pulire sono scesa per evitare il peggio e per poco non mi prendevo una bottigliata. Non credo che il carcere sia la soluzione migliore, ma serve più repressione contro questi atti».

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