"Soffocata dopo la lite", confessa il compagno della donna ammazzata

Trovata in via Piranesi era morta da 10 ore. Lui l'ha uccisa col cuscino: è stato arrestato

Come ha dichiarato il medico legale - quando hanno ritrovato il suo cadavere, martedì pomeriggio intorno alle 16 - Roberta Priore era deceduta da oltre dieci ore. Tuttavia la sua vita non è finita lunedì, nel suo appartamento di via Piranesi dove il fidanzato che conosceva da circa sei mesi l'ha soffocata con un cuscino dopo una lite a dir poco movimentata, che andava avanti da domenica. Pietro Carlo Artusi, 47 anni, ha soppresso una donna già vinta da un pezzo. L'esistenza di questa 53enne aveva preso una china discendente, di quelle che conducono inesorabilmente al precipizio, nel maggio del 2015. Quando Costanza, la sua bambina di 4 anni, era morta all'improvviso, tra le urla dei passanti, cadendo dalla finestra dalla quale si era sporta alla ricerca della baby sitter che in quella manciata di minuti fatali era andata a buttare la spazzatura e aveva lasciato la piccola davanti alla televisione. Era un bel palazzo quello all'angolo tra piazza Maria Adelaide di Savoia e via Castelmorrone dove era accaduta la tragedia; era una bella famiglia, con genitori solidi alle spalle, un buon marito e un'altra figlia di 9 anni, quella di Roberta. Da lì la svolta, il dolore impossibile da arginare, una nuova gravidanza da cui nasce un altro bimbo, purtroppo con problemi di salute, il matrimonio che naufraga e Roberta che, dopo la separazione e l'abbandono del proprio impiego, torna ad abitare in via Piranesi mentre l'ex si prende cura dei suoi ragazzi.

Ha una laurea in Filosofia, una discreta cultura, è una donna in gamba Roberta, quel che si dice «una bella persona», di quelle che sorridono volentieri e spesso, ma a volte non basta, niente basta. Secondo gli investigatori della squadra mobile che hanno ripercorso con pazienza il suo passato, Roberta Priore dopo la scomparsa della sua bimba non ritrova più un vero equilibrio, non riesce a ricominciare o comunque non più stabilmente, seguendo delle coordinate, il suo percorso esistenziale. È allo sbando. Prima farmaci e alcol, poi stupefacenti. Anche l'incontro con l'uomo che poi diventerà il suo assassino è legato a filo doppio con la droga: per la polizia, che ha ascoltato la confessione di Artusi, prima dell'omicidio, lunedì sera, sia lui che la Priore avrebbero fatto uso di cocaina. Causa scatenante delle loro frequentissime liti che già avevano allertato i vicini e costretto le forze dell'ordine a intervenire in quell'appartamento, anche se poi non era mai stata sporta denuncia. Ingannevoli, perché parlano di una felicità di breve durata, le loro foto su Facebook dove all'inizio dell'anno avevano postato immagini di abbracci e sorrisi per comunicare agli amici l'inizio della loro relazione. Che nel giro di poco si trasforma in un turbine di tormento, quello che nasce dal mix esplosivo di eccessi e disperazione.

A capire che qualcosa non va è la figlia 23enne di Roberta. La ragazza martedì pomeriggio chiama il 112 segnalando che la madre non risponde al telefono da un paio di giorni. «Mi rivolgo a voi perché sono molto preoccupata» spiega la studentessa. Sono da poco passate le 16. In via Piranesi 19 arrivano le Volanti e i vigili del fuoco, i poliziotti salgono le scale mentre un uomo sta scendendo al piano terra. «Roberta è in casa» sussurra Pietro Carlo Artusi agli agenti che lo bloccano sul posto, notando quanto sia alterato, esitante. L'abitazione è nel caos: una stanza mezza incendiata, piatti e stoviglie a pezzi sul pavimento, il gas esce dai tubi strappati e Roberta Priore è lì, stesa a terra, un cuscino appoggiato sul volto, un corpo senza vita.

Artusi, accompagnato da un legale, spiegherà agli investigatori cosa è accaduto nelle ultime ore e come ha ucciso Roberta. Stavolta per sempre.

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