La prima a parlare di «Occasioni dell’abito» o, meglio, degli abiti specifici per certe occasioni è stata negli anni ’70 Colette Rosselli, l’elegantissima signora sposata in seconde nozze con Indro Montanelli che all’epoca firmava con lo pseudonimo Donna Letizia una stupenda rubrica di bon ton , «Il saper vivere». A sentir lei presentarsi in jeans alla Scala e con un vestito da sera scollato in chiesa oltre che prima del tramonto era come mettere la bambola sul letto: un insulto all’estetica. La prima a fare delle vere collezioni di «Occasionwear» ovvero l’abbigliamento giusto per i momenti speciali della vita è Silvia Falconi, una bella ragazza di nemmeno 30 anni che dopo la laurea in Economia e un corso di specializzazione in moda alla Marangoni di Milano è diventata direttore creativo di Emè, il marchio del Gruppo Oniverse di Sandro Veronesi inizialmente specializzato in abiti da sposa. «Continuiamo a farli e abbiamo una vera e propria expertise in questo settore con tanto di atelier su misura, ufficio stile e produzione industriale oltre ai negozi specializzati di Bari, Torino, Milano e Palermo» racconta Silvia nel backstage della sfilata-evento con cui Emè ha presentato la collezione Occasionwear Autunno/Inverno 2026 al Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano. «È la seconda volta che sfiliamo in un luogo speciale spiega dopo la scalinata Est della Stazione Centrale di Milano abbiamo scelto il Chiostro di Michelangelo qui a Roma e stiamo già pensando a una location straordinaria per il prossimo show che dovrebbe essere a Napoli. Abbiamo deciso di sfilare due volte all’anno in giro per l’Italia perché abbiamo 50 negozi Emè sparsi sul territorio nazionale ed è giusto portare su diverse passerelle le molteplici occasioni della vita di una donna». In poche parole lei pensa al guardaroba di chi deve partecipare a un battesimo, festeggiare un compleanno importante o un anniversario di matrimonio, presentarsi a un appuntamento al buio o con il fidanzato ritrovato dopo una lite. Per Roma Silvia ha preparato una collezione ispirata dal wabi sabi, l’affascinante visione del mondo basata sul concetto estetico giapponese della perfetta imperfezione. Nel buddismo zen i vasi più belli sono quelli rotti e poi aggiustati con la tecnica del kintsugi che consiste nel riassemblare i pezzi versando un impasto di ceramica e oro liquido nei punti di rottura. Qui il gioco dei contrasti è dato dall’uso di tessuti e fantasie tipicamente maschili (grisaglie, fresco di lana, spigati e check) mixati con punti luce d’ogni tipo: dal filo di lurex alla cascata di paillette. Poi ci sono i pizzi anni Venti, il tulle ricamato e il liquido
splendore del velluto di seta che s’intrecciano con il rigore del decò e con l’estetica rockettara del nero. Dello stesso segno gli accessori che prevedono severi anfibi sotto a deliziosi completi grigi perfetti per un colloquio di lavoro, per presentare un progetto importante e per sentirsi comunque sicure della propria unicità. La direttice creativa del brand ci racconta senza nascondere una punta di orgoglio che Emè è leader nei completi da laurea ma che loro non hanno né limiti di taglia (vestono dalla 38 alla 50) né d’età perché la vita è piena di occasioni da sottolineare vestendosi in un modo speciale. Non a caso ad applaudire allo show c’erano l’étoile Eleonora Abbagnato con la figlia che danza a sua volta, poi Chanel Totti e un esercito di personaggi dello spettacolo come le attrici Giulia Bevilacqua, Nicoletta Romanoff e Vittoria Belvedere oltre alla regista Sabrina Iannucci. Per l’occasione il brand ha deciso di contribuire alla valorizzazione del Museo Nazionale Romano con una sponsorizzazione tecnica: il restauro entro il 2027 del grande plastico delle Terme di Diocleziano realizzato agli inizi del ’900 e tuttora esposto all’ingresso del sito archeologico.
