Australia, stop ai corsi di lingua cinese. Ira di Pechino

Il governo del Paese asiatico ha assicurato che lo stop ai corsi di mandarino avrà conseguenze sulle relazioni tra Cina e Australia

Tra Cina e Australia si è aperta di recente una crisi diplomatica scatenata dalla decisione di uno Stato federato del Paese del Commonwealth di mettere al bando le lezioni di mandarino in corso presso le scuole locali.

Le autorità del Nuovo Galles del Sud hanno infatti introdotto il divieto di prosecuzione dei programmi di insegnamento di lingua e cultura cinesi, svoltisi finora negli istituti di istruzione superiore e nelle università. Tali lezioni erano condotte da personale dell’Istituto Confucio, ente controllato dal ministero dell’Educazione nazionale di Pechino e incaricato di promuovere nel mondo la conoscenza della civiltà del gigante asiatico nonché di promuoverne l’immagine a livello inernazionale.

L’esecutivo dello Stato federato ha giustificato l’interruzione dei corsi di mandarino additandoli come uno strumento utilizzato dalla Cina per “indottrinare i giovani australiani”. Un comunicato emesso di recente dall’ufficio del primo ministro del Nuovo Galles del Sud, diretto a informare i media locali della fine delle lezioni incriminate, afferma infatti: “I programmi didattici gestiti finora dall’Istituto Confucio sono stati diretti ad accrescere l’influenza di una nazione straniera sull’opinione pubblica del nostro Paese. I docenti di lingua cinese, su ordine di Pechino, caratterizzavano infatti i loro insegnamenti con una costante propaganda a favore della politica estera della Repubblica popolare, attuando contestualmente una vera e propria censura nei riguardi degli studenti che si azzardavano a fare interventi o domande su temi come i diritti delle popolazioni del Tibet, dello Xinjiang e di Hong Kong.

Un’ulteriore giustificazione fornita dalla nota in questione circa lo stop ai programmi educativi promossi da Pechino attiene al metodo di designazione degli insegnanti degli Istituti Confucio:“Le nostre istituzioni democratiche non possono tollerare che nelle strutture educative australiane siano attivi docenti selezionati non in base al merito, ma in virtù del gradimento espresso da un governo straniero a partito unico”.

Il ministero degli Esteri di Pechino ha subito reagito alla mossa del Nuovo Galles del Sud bollandola come un atto ostile. Geng Shuang, portavoce del dicastero, ha quindi tuonato: “Tutte le attività condotte nel mondo dagli Istituti Confucio sono trasparenti, conformi alle leggi locali e fondate sullo scmabio di opinioni tra alunni e insegnanti. La decisione dell’esecutivo del Nuovo Galles del Sud ci ha colti di sorpresa, poiché è stata adottata senza darci alcun preavviso. Questo gesto dimostra una totale mancanza di rispetto per il corpo docente e per coloro che desiderano apprendere la lingua e la cultura cinesi”.

Il portavoce ha poi assicurato che la sortita dell’entità federata avrà “conseguenze sulle relazioni diplomatico-commerciali tra Cina e Australia”, biasimando allo stesso tempo le autorità del First State per essersi lasciate dominare da “furore ideologico”.

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