Amri, il jihadista killer con legami con l'Italia

Anis Amri ancora in fuga. Trovate sue impronte sul tir. Dopo lo sbarco a Lampedusa, la condanna a 4 anni di galera

Amri, il jihadista killer con legami con l'Italia

Non si ferma la caccia ad Anis Amri, il tunisino 24enne ricercato per l'attentato di Berlino dove hanno perso la vita 12 persone. La polizia tedesca, dopo aver arrestato l'uomo sbagliato ed aver emesso un mandato di cattura internazionale, è sulle tracce del jihadista nato nella città di Tataouine, circa 430 chilometri a sud di Tunisi.

I legami con l'Italia e la radicalizzazione

A colpire più di ogni altra cosa sono però i suoi legami con l'Italia. Ieri infatti, intervistato da una radio tunisina il padre di Anis ha rivelato che suo figlio sbarca in Italia a Lampedusa nel 2011 come migrante irregolare e viene condannato a 4 anni di galera per aver incendiato il centro profughi di Lampedusa nel settembre delllo stesso anno. Anis sconta parte della pena in carcere tra Palermo e Catania, poi viene spostato in un Cie (Centro di identificazione ed espulsione) dove riceve un provvedimento di espulsione. Mai effettuato. La Tunisia, infatti, non ha mai accettato il rimpatrio di Anis, così da vanificare ogni sforzo dell'autorità italiana. In questo periodo, forse, avviene la sua radicalizzazione. Il fratello di Amri, Abdelkader, in una intervista alla Bild, ha infatti spiegato che potrebbe essersi "radicalizzato nel carcere italiano dove era stato rinchiuso dopo aver lasciato la Tunisia". E in effetti, secondo l'Osservatorio sulla radicalizzazione del Viminale, è proprio l'Ucciardone di Palermo la prigione dove si sono verificati più casi di adesione al jihadismo.

La fuga in Germania

Dopo la mancata espulsione dall'Italia, del "futuro jihadista" non si hanno più notizie. l suo ingresso in Germania viene registrato dallo Stato di Baden-Württemberg fra giugno e luglio del 2015, e soggiorna nel centro accoglienza di Kleve, nel Nord Reno Westfaliae. Qui presenta domanda di asilo politico col "nuovo" nome di Ahmed Amri. Sarà solo una delle 12 diverse identità usate dal terrorista per far perdere le sue tracce, grazie anche alla disponibilità di molti documenti falsi. L'asilo gli viene negato, ma il governo tedesco gli dà un permesso di soggiorno temporaneo in attesa dell'espulsione. Tra il 2015 e il giorno dell'attentato gira in lungo e in largo la Germania. Viene visto a Berlino più volte, probabilmente per prendere contatto con alcuni ambienti radicali. Diventa un "discepolo" di Abu Walaa, un islamista iracheno arrestato a novembre nella città tedesca di Hildesheim (Bassa Sassonia) con l'accusa di reclutare soldati per il jihad. I servizi segreti tedeschi lo consideravano Abu Walaa uno dei principali referenti dello Stato Islamico, cui forniva supporto logistico e finanziario. Forse anche per questo lo Stato Islamico ha rivendicato l'attacco a Berlino definendo Amri un suo "soldato". Inoltre, come riferisce lo Spiegel, Amri si era offerto come kamikaze 8 mesi fa secondo le intercettazioni telefoniche effettuate a suo carico. Il 24enne parlava con uno jihadista monitorato dagli apparati di sicurezza perchè ritenuto un "predicatore d'odio". Le dichiarazioni, però, sono così contorte che non sarebbero state ritenute sufficienti per l'arresto.

Sospettato di terrorismo

Il giovane terrorista era già stato arrestato per "reati gravi", (ma non è mai comparso davanti al giudice in tribunale) e sospettato di preparare attentati terroristici. La Tunisia invece lo ha condannato in contumacia a 5 anni per rapina a mano armata. Secondo il New York Times, il jihadista era stato inserito nella "No Fly List" perché sarebbe entrato in contatto almeno una volta con lo Stato Islamico. Ad luglio, infine, viene fermato dalla polizia tedesca in possesso di un documento di identità italiano risultato poi essere falso. Insomma, qualcosa in più di una testa calda. "Se sarà provato che è coinvolto - ha detto il fratello - non farà più parte della nostra famiglia".

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