Quella candidata di Macron che proviene dall'estrema destra

La capolista per le europee di Emmanuel Macron può vantare un'esperienza giovanile nella estrema destra. I Repubblicani incalzano

Emmanuel Macron è costretto a registrare qualche polemica attorno alla figura di Nathalie Loiseau, che è la donna selezionata per guidare la lista di Republique En Marche alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Tra i principali esponenti politici, quelli attorno a cui ruoteranno le preferenze degli elettori francesi, si sta parlando molto di Jordan Bardella, giovane italo - francese e capolista per il Rassemblement National di Marine Le Pen e - appunto - dell' ex ministro degli Affari europei.

Entrambi hanno il compito di rappresentare una sintesi di quello che i loro partiti di riferimento vogliono portare in dote a Strasburgo e Bruxelles. I sondaggi, per ora, certificano un sostanziale testa a testa. Ma quali sono i dettagli emersi sulla Loiseau? Quelli che potrebbero minarne la credibilità?

Il concetto di "militanza", anche per via dello sviluppo tecnologico e della democrazia 2.0, è passato di moda, ma anche dalle parti nostre non è difficile rintracciare casi di politici affermati, che sono passati dal movimentismo giovanile prima e durante gli anni universitari. Nathalie Loiseau, in gioventù, ha potuto vantare un'esperienza in Ued, cioè nella Unione degli studenti di destra. Lo si apprende pure leggendo l'edizione odierna de La Verità. Il che, se rapportato al numero di volte in cui ha avvertito i francesi dei rischi comportati dal lepenismo e dalle sue emanazioni, può lasciare perplessi. Jorda Bardella e Nathalie Loiseau dovrebbero, l'uno per conto della Le Pen e l'altra per quello di Macron, essere divisi su tutto. Questo passaggio della Loiseau in un'organizzazione giovanile di destra, seppure temporaneo e avvenuto molti anni fa, contrasta, magari, con chi si aspettava che La Republique En Marche presentasse solo candidati di un certo tipo e si affidasse solo a paladini del liberalismo e del progressismo. Vale la pena sottolineare come l'ex capo di dicastero abbia già bollato il tutto come una "vera stupidaggine". Non ci si dovrebbe appellare, insomma, a scelte fatte quando la coscienza politica non era pienamente formata.

Non la pensa così, per esempio, il filosofo e intellettuale Xavier Bellamy, capolista dei Repubblicani, che sta mettendo in evidenza il doppiopesismo intercorrente tra le vicende giovanili della Loiseau e le battaglie politiche portate avanti adesso, da potenziale leader neoliberale.

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