Cina, autista di un bus compie strage di liceali per "vendetta contro la società"

L’autista era in preda alla follia per il fatto che le autorità stavano per abbattere la sua casa senza avergli ancora corrisposto un equo indennizzo

Cina, autista di un bus compie strage di liceali per "vendetta contro la società"

In Cina è avvenuta di recente una strage di ragazzi per opera dell’autista ubriaco di un bus. Il conducente Zhang, di cinquantadue anni di età e divorziato, ha fatto deliberatamente finire in un lago il mezzo che stava guidando, carico di molti giovani che tornavano dal liceo dopo l’esame di maturità. La tragedia in questione rientrerebbe nel novero dei “baofu shehu”, termine orientale con cui si indicano i gesti di follia compiuti da singoli quali ripicche contro lo Stato o la società, giudicati insensibili e ingrati nei riguardi delle vicende personali dei cittadini.

Soltanto ora stanno emergendo i dettagli del dramma, andato in scena martedì scorso nella provincia cinese sudorientale del Guizhou. Finora, le autorità locali avevano appunto lasciato filtrare con il contagocce i particolari del fatto di cronaca.

In base alle ricostruzioni della tragedia, l’autista Zhang avrebbe deciso di compiere la strage per vendetta contro le istituzioni del posto, colpevoli di stare per procedere con l’abbattimento della sua casa senza avergli ancora trovato un alloggio alternativo.

Alla base del rancore dell’uomo contro la società vi era anche il fatto che i funzionari del Guizhou avevano corrisposto al conducente, quale indennizzo per l’esproprio dell’immobile, la somma di 72 mila yuan (circa 10mila euro), dallo stesso giudicata insoddisfacente. Nonostante le continue lamentele di Zhang, le autorità si sarebbero sempre limitate ad assicurargli che avrebbero studiato il suo caso personale, ma ormai le ruspe avanzavano per buttare giù la casa del cinquantaduenne.

Di conseguenza, in preda alla rabbia e allo sconforto, Zhang, proprio la mattina del 7 luglio, fa la sua ultima telefonata ai funzionari locali per esternare ancora le sue lamentele e, a fronte dell’ennesima rassicurazione retorica della burocrazia, decide di mettere in atto un piano omicida.

Dopo l’ennesima telefonata inconcludente alle istituzioni del Guizhou, l’autista sceglie quindi di rinunciare al suo giorno libero e di guidare il suo pulmino anche quel giorno, l’ultimo. Egli telefona in seguito alla sua nuova fidanzata per confessarle il proprio irreversibile astio nei riguardi delle istituzioni del posto, totalmente sorde alla sua richiesta di un alloggio alternativo e di un risarcimento equo.

Successivamente, Zhang, prima di prendere posto nell’abitacolo del bus per cominciare il turno, acquista una bevanda di baijiu, ossia un liquore ricavato dal sorgo, e la svuota in un termos da tè, per poi scolarsela durante tutta la mattinata di lavoro.

Verso le 12:09 di quel fatidico martedì, il pulmino guidato dall’autista ormai ubriaco fa salire 36 persone, in maggioranza ragazzi usciti dal liceo dopo avere sostenuto gli esami di maturità.

Alle 12.12, prosegue la ricostruzione del dramma, il conducente, mentre passa accanto a un lago artificiale, progressivamente rallenta, fino a uscire fuori strada e a fare precipitare in acqua il veicolo.

Oltre a Zhang, divorato dal disgusto verso una società insensibile e ingrata, muoiono annegati 21 suoi passeggeri, tutti liceali.

Gli esami forensi condotti sul corpo dell’autista hanno alla fine accertato lo stato di ubriachezza in cui versava l’uomo che ha voluto vestire i panni del “vendicatore”.

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