La Cina modera il culto della personalità di Xi Jinping

La Cina ridimensiona il culto della personalità del presidente Xi Jinping in risposta alla crescente insofferenza dell’opinione pubblica

Il Partito comunista cinese è alle prese con inediti segnali di insofferenza da parte dell’opinione pubblica, che hanno costretto Pechino a ridurre l’esposizione mediatica del presidente cinese Xi Jinping, elevata nei mesi scorsi ad un vero e proprio culto della personalità.

L’esaltazione del pensiero e delle opere del presidente cinese si è gradualmente intensificata dopo il Congresso nazionale del Partito comunista cinese dello scorso ottobre, culminato nell’inserimento della filosofia politica di Xi nella Costituzione del partito; la figura del presidente in carica è stata elevata così al livello dei più grandi leader storici della Cina comunista: Mao Tse-tung e Deng Xiaoping. Nei mesi successivi al Congresso nazionale, Xi ha intrapreso una rapida e massiccia operazione di accentramento del potere, ed ha rimosso il limite massimo di due mandati quinquennali previsto dalla Carta fondamentale, proclamandosi di fatto leader a vita. Così facendo, Xi ha recuperato il modello di leadership autocratica che il Partito comunista aveva superato dopo la morte di Mao, in favore di un meccanismo di governo collegiale. Nelle ultime settimane, però, l’opinione pubblica cinese ha trasmesso segnali di crescente nervosismo, coincisi con le tensioni causate dal conflitto commerciale in atto con gli Stati Uniti, con lo scandalo dei vaccini, che ha assestato un colpo alla fiducia nei regolatori nazionali e, non ultime, con le prime avvisaglie delle manovre politiche per la successione al premier Li Keqiang, il cui mandato dovrebbe scadere, non rinnovato, nel 2023.

Il ridimensionamento del profilo mediatico di Xi precede l’incontro dei leader presenti e passati del Partito comunista cinese presso la località marittima di Beidaihe, nella prefettura di Hebei, che si tiene ogni anno all’inizio di agosto per discutere l’orientamento delle politiche nazionali. Stando a indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi dalla stampa giapponese, l’ex presidente Jiang Zemin e altri leader anziani del Partito avrebbero inviato una lunga lettera a Xi, per invitarlo a riconsiderare le sue politiche diplomatiche ed economiche di contrapposizione frontale con gli Stati Uniti. Tra i ranghi del Partito comunista serpeggerebbe malcontento per lo scarso riconoscimento tributato da Xi al ruolo dei precedenti leader della Cina, che hanno avviato l’opera di riforma del paese e l’hanno elevato allo status di seconda economia del globo.

A pesare sull’immagine del presidente cinese sarebbero proprio i primi contraccolpi del conflitto commerciale ingaggiato con gli Stati Uniti. Uno tra i settori dell’economia cinese più colpiti, almeno per il momento, è quello della produzione di pannelli fotovoltaici. Secondo il quotidiano “Nikkei”, Changzhou, la città cinese nota come “Silicon Valley dell’Est”, perché concentra le più importanti aziende cinesi produttrici di pannelli in silicio, è in crisi dallo scorso gennaio, quando gli Usa hanno imposto tariffe di salvaguardia all’importazione dei pannelli cinesi. La crisi, che ha colpito grandi aziende come Trina Solar e Gcl Group, è resa ancor più aspra dal contemporaneo ridimensionamento dei sussidi statali e dei prezzi dell’energia elettrica sanciti dal governo cinese. I contro-dazi cinesi a merci d’importazione Usa, come le granaglie, pesano invece su grandi compagnie commerciali come Sunrise Group; il gruppo, uno dei maggiori importatori cinesi di soia che versava già in gravi difficoltà finanziarie, ha presentato istanza di bancarotta questo mese.

Le tensioni economiche e commerciali spiegano almeno in parte il mutamento del clima politico registrato in Cina questo mese. Il 4 luglio, in particolare, una giovane donna si è ripresa in streaming mentre gettava inchiostro su uno dei manifesti dedicati a Xi per contestarne la “tirannia” e il “controllo delle menti” imposto dal governo. Il video si è rapidamente diffuso sul web; l’autrice, invece, è sparita dalla circolazione dopo aver pubblicato su Twitter la foto di un funzionario in uniforme fuori dalla porta della sua abitazione; secondo la stampa di Hong Kong, la donna è stata rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Proprio in questo volatile contesto è deflagrato questo mese lo scandalo dei vaccini antirabbici prodotti dall’azienda Changchun Changsheng, che ha falsificato i dati relativi alla produzione e alle verifiche di laboratorio. L’episodio ha suscitato un’ondata di sdegno, nonostante i tentativi del governo cinese di limitare l’esposizione mediatica del caso tramite gli strumenti di controllo del web a disposizione di Pechino. Gli internauti cinesi avrebbero parzialmente aggirato la censura grazie alla blockchain, la tecnologia che fa da infrastruttura alle criptovalute.

I segnali di resistenza al culto della personalità di Xi paiono giungere persino dalla stampa cinese ufficiale. Questo mese, ad esempio, il quotidiano People’s Daily è stato pubblicato in almeno due occasioni – il 9 e il 12 luglio – senza un’immagine del presidente in prima pagina, come non avveniva da cinque anni a questa parte. L’agenzia di stampa cinese Xinhua ha pubblicato l’11 luglio un articolo che riporta le scuse dell’ex segretario del Partito comunista Hua Guofeng per aver alimentato in passato un culto della sua persona. L’articolo, cancellato pochi giorni dopo, è stato interpretato da molti come un attacco indiretto al presidente Xi.

I vertici del potere cinese paiono aver colto con la massima serietà i segnali di instabilità socio-economica delle scorse settimane. Fonti governative citate dal quotidiano South China Morning Post, riferiscono che Pechino ufficializzerà a breve una serie di importanti avvicendamenti ai vertici della propaganda e dell’informazione di Stato. Xu Lian, figura vicina al presidente che attualmente dirige la Commissione centrale per gli affari del cyberspazio, assumerà a breve la guida dell’Ufficio per l’informazione del Consiglio di Stato, che gestisce l’immagine del paese sul palcoscenico internazionale. Zhuang Rongwen, vicedirettore del Dipartimento centrale per la propaganda del Partito comunista cinese, dovrebbe subentrare a Xu alla guida della Commissione, che tra le altre cose supervisiona la censura del governo sul Web. Zhuang è a sua volta un funzionario vicino al presidente Xi ed ha lavorato alle sue dipendenze a Fujian; Zhuang è stato promosso appena tre mesi fa alla guida dell’Amministrazione di Stato della stampa e delle pubblicazioni. Liang Yanshun, vicesegretario del Comitato di Stato per gli organi di lavoro del Comitato centrale del Partito comunista, potrebbe invece subentrare a Zhuang alla guida dell’Amministrazione.

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