Iraq, assaltata ambasciata Usa

Almeno dieci persone sono rimaste ferite finora negli scontri. Proteste per i raid Usa. Lancio di lacrimogeni

Iraq, assaltata ambasciata Usa

Fine d'anno di tensione in Irak. Almeno 32 persone sono rimaste ferite finora negli scontri che oppongono le forze speciali irachene ai sostenitori delle Brigate Hezbollah che questa mattina hanno attaccato l'ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Il bilancio potrebbe tuttavia aggravarsi nelle prossime ore, con gli scontri che sono attualmente in pieno svolgimento.



Secondo quanto si apprende, le forze speciali inviate dal governo hanno fatto immediato ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere la folla. In precedenza i manifestanti, al grido "Morte all'America", erano tuttavia riusciti a penetrare all'interno del perimetro dell'ambasciata, dando alle fiamme parte della recinzione, distruggendo una guardiola e mettendo fuori uso alcune telecamere di sicurezza. I manifestanti hanno anche dato fuoco a parti delle mura esterne, incendiando anche una torretta di guardia.





I manifestanti sono entrati nel compound dove si trova anche la task force 44 e altro perosnale militare italiano che in questo momento è in stato di massima allerta. E in questi gironi le minacce agli italiani non sono mancate: "Da ieri dicono che attaccano Usa, Italia e Francia", racconta una fonte de ilGiornale.it presente sul posto. Il tutto avviene mentre all'esterno della Zona verde sono in corso i funerali dei 25 combattenti uccisi nei raid di domenica sera nella zona di al Qaim. Alle celebrazioni prendono parte il leader dell'Organizzazione Badr e del blocco politico Fatah Hadi al Ameri, il leader della milizia Asaib Ahl al Haq Qais Khazali (a capo del "Mahdi Army" coinvolto nell'attacco a Nassyria nel 2003) e il presidente delle Unità di mobilitazione popolare (Pmu) Falih al Fayyadh. Ma in questo quadro di altissima tensione va anche sottolineata una delle scritte apparse sui muri dell'ambasciata lasciata dai manifestanti. È infatti spuntata la farse: "Sulaemani è il nostro capo". Si tratta del generale Sulaeimani dei Pasdaran, capo della brigata Al Qods che opera in Siria, Iraq, Yemen e Libano. Guarda la foto qui di seguito

La scritta in arabo "Suleimani nostro capo" lasciata sul muro dell'ambasciata Usa


Nelle scorse ore l'emittente satellitare "al Arabiya" ha fatto sapere che nella notte l'ambasciatore statunitense Matthew Tueller ha lasciato Baghdad assieme ad alcuni funzionari della rappresentanza diplomatica. Il ministero degli Esteri iracheno si è rifiutato di commentare la notizia dopo che in precedenza aveva manifestato l'intenzione di convocare l'ambasciatore per esprimere la ferma condanna degli attacchi del 29 dicembre da parte del governo di Baghdad. Su quanto accaduto questa mattina, infine, è intervenuto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che ha puntato il dito contro Teheran: "C'è l'Iran dietro l'attacco alla nostra ambasciata".

(Ha collaborato A. Hameed Sinan Safaa Aldeen)

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