Israele, arrestata la massima autorità islamica nazionale

La prima reazione critica suscitata dall'incarcerazione del chierico è stata quella della Casa reale giordana, titolare del potere di nominare la massima autorità musulmana di Israele

Israele, arrestata la massima autorità islamica nazionale

Le autorità israeliane hanno di recente arrestato la massima autorità islamica dello Stato ebraico.

Secondo i media locali, Sheikh Abdelazeem Salhab, "custode" dei luoghi di culto musulmani presenti a Gerusalemme, è stato infatti incarcerato con l'accusa di "terrorismo". In base a quanto riportato dai network del Paese mediorientale, la polizia avrebbe accusato il religioso di avere "preso parte" alle riunioni di un'associazione indiziata di "propaganda islamista". In particolare, Salhab avrebbe partecipato alle iniziative promosse dall'Islamic Waqf, una confraternita formalmente impegnata nella salvaguardia dei diritti di culto spettanti alla comunità maomettana israeliana. Per l'esecutivo Netanyahu, invece, tale sigla sarebbe in realtà un "ricettacolo di simpatizzanti di Hamas".

Sono stati gli stessi vertici dell'associazione a confermare la notizia dell'arresto del chierico. Mahdi Abdelhadi, uno dei massimi rappresentanti dell'Islamic Waqf, ha poi accusato la polizia dello Stato ebraico di avere "montato ad arte" le accuse a carico di Salhab e di essere ispirata da "motivazioni politiche". L'esponente della confraternita ha quindi esortato "tutti i musulmani" presenti in Medio Oriente a "mobilitarsi" per indurre il governo Netanyahu a scarcerare il "custode" dei luoghi di culto islamici.

Secondo un comunicato diffuso successivamente dall'ufficio stampa dell'Autorità nazionale palestinese, Salhab sarebbe stato "rilasciato" dalle autorità israeliane per "insufficienza di prove". Tuttavia, tale notizia è stata rapidamente "smentita" dalla polizia di Gerusalemme, la quale ha precisato che, a carico del religioso, vi sarebbe un "quadro indiziario estremamente compromettente".

La prima reazione critica suscitata dall'incarcerazione del chierico è stata quella della Casa reale giordana, titolare del potere di nominare la massima autorità musulmana di Israele. Fonti vicine a re Abd Allah II attestano infatti che quest'ultimo avrebbe esternato "profondo risentimento" all'indirizzo dell'esecutivo Netanyahu e avrebbe poi "invitato" le forze dell'ordine dello Stato ebraico a "esaminare con imparzialità" gli indizi a carico di Salhab.

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