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L'Antartide e l'eccessivo catastrofismo sullo scioglimento dei ghiacci

Il professor Steven Koonin, della New York University, smentisce l'eccessivo allarmismo circa lo scioglimento dei ghiacci in Antartide. Cosa dicono gli ultimi studi

L'Antartide e l'eccessivo catastrofismo sullo scioglimento dei ghiacci

Nelle ultime settimane sono emerse notizie allarmanti sul fronte dei cambiamenti climatici: una delle calotte di ghiaccio più importanti dell’Antartide, secondo quanto riportato, potrebbe infatti frantumarsi nel giro di pochi anni. A destare particolare preoccupazione sarebbe lo scioglimento del ghiacciaio Thwaites, il quale potrebbe contribuire a innalzare il livello del mare del 25 per cento rispetto ai livelli attuali. Come riportato dall'Ansa, lo si deduce sa uno studio guidato da Università Victoria di Wellington, in Nuova Zelanda, e Università britannica di Birmingham, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience. I ricercatori hanno esaminato i campioni raccolti durante progetti di perforazione oceanica, alla ricerca di fossili di piccole molecole lipidiche (grassi) prodotte da organismi simili ai batteri e costituiti da un'unica cellula, gli archaea.

Secondo il professor Steven Koonin, tuttavia, docente presso la New York University e ricercatore all'Hoover Institution, si tratta di allarmismi che non tengono conto della complessità della questione. Come sottolinea il docente sul Wall Street Journal, la causa dell'evento specifico relativa al ghiacciaio Thwaites rimane sconosciuta, in parte perché l'ora della rapida ritirata non è stata ancora determinata. Probabilmente è successo più di 70 anni fa, se non diversi secoli fa. Quanto basta per indurre molti media a scrivere che "un ghiacciaio delle dimensioni della Florida si sta disintegrando più velocemente di quanto si pensasse". Un titolo corretto, osserva Koonin, sarebbe: "Il ghiacciaio Thwaites si sta ritirando meno rapidamente oggi rispetto al passato".

La verità sugli studi sull'Antartide

Un altro studio preso in esame da Koonin e intitolato "Antarctic Peninsula warming triggers enhanced basal melt rates throughout West Antarctica, pubblicato su Science Advanced dai ricercatori dell'Environmental Science and Engineering e Jet Propulsion Laboratory del California Institute of Technology di Pasadena (la celebre CalTech), ha creato un nuovo modello climatico che spiegherebbe l'impatto di una corrente costiera calda chiamata Antarctic Coastal Current; quest'ultima sarebbe responsabile dello scioglimento delle piattaforme di ghiaccio intorno alla costa antartica, intrappolando acqua calda alla base dei ghiacci. Come sottolinea il docente sul Wsj, tuttavia, poiché "i modelli climatici globali non sono sufficientemente dettagliati per descrivere l'oceano vicino alla costa, i ricercatori hanno costruito un modello speciale per dimostrare la loro idea". C'è da tenere presente, in questo contesto, "la complessità e la variabilità dei cambiamenti nella calotta glaciale antartica".

L'accusa del professore: "Studi usati per fare allarmismo"

Anche se questo fatto è tenuto presente dallo studio sullo scioglimento dei ghiacci in Antartide, molti media hanno voluto strizzare l'occhio al catastrofismo climatico pubblicando titoli come "lo scioglimento del ghiaccio antartico potrebbe essere del 40 per cento più veloce" con l'assurda dichiarazione che "un enorme tsunami sommergerebbe New York City e oltre, uccidendo milioni di persone. Anche Londra, Venezia e Mumbai diventerebbero acquari”. Un titolo più accurato sarebbe: "Le correnti oceaniche che collegano i ghiacciai antartici potrebbero accelerarne lo scioglimento". Tutto questo senza negare dunque che dei cambiamenti climatici siano in atto, ma senza, dall'altra parte, cadere nell'inutile retorica catastrofista gretina che vede la fine del mondo imminente.

Come spiega Koonin, infatti, gli studi diffusi nelle ultime settimane "illustrano i progressi compiuti nella comprensione di un mix spaventosamente complesso di ghiaccio, oceano, terra e tempo, con metodi intelligenti per dedurre le condizioni passate e sofisticati modelli computerizzati per mostrare potenziali scenari futuri. Questi articoli descrivono la scienza con la precisione e le avvertenze appropriate, ma è un peccato che i media travisano la ricerca per dare l'allarme. Ciò nega al pubblico il diritto di prendere decisioni informate sull'azione per il clima". Parole che sembrano essere un richiamo e un monito a chi si appella continuamente alla "scienza" e con certo catastrofismo rischia solo di banalizzare temi molto più complessi.

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